La baronessa tornò a ripetere il suo progetto di una bella gita in montagna.—Sento che quassù c'è un'alpe dove si può anche riposare la notte. Non ho mai passata una notte in montagna. Ci deve venire anche lei, Commendatore—soggiunse volgendosi al giovine segretario particolare che era sempre in moto a cercare il cordone degli occhialetti tra i peli della barba nera e folta.

Ovve va la bbaronessa è ssempre un sentieru fiuriddu—declamò l'illustre uomo politico, alzando il mento e socchiudendo gli occhi, come se recitasse una formola sacramentale.

—E voi, Buhler, siete alpinista?

—Fin dove arriva il barone, madama—rispose in discreto italiano il direttore della banca federale, ridendo colla traboccante giovialità d'uno svizzero contento di sè.

Il Bersi si lasciò acchiappare dal sor Paoleto, antica conoscenza, che cominciò a ricordargli certe misteriose scappate fatte insieme a Viareggio e a Chiavari nelle rosticciere popolari dei calli, dove più che aria si respira pesce fritto.

Il vecchietto dagli occhi vivi, dalle guance infossate, come se il lungo soffiare le avesse sgonfiate, solido e frettoloso come un frullino, conservava al disotto della sua nuova felicità e del signorile benessere che godeva in casa del baron suo genero, i gusti dell'antico e modesto filarmonico e il suo piacere più forte era di scappar dalla soggezione dei pranzi di lusso dei ricevimenti, per correre a soddisfare la gola con un bel piatto di spaghetti al pomodoro, non tropo coti, o di pescheria alla genovese, mangiata in tre o quattro amici sotto un pergolato d'osteria. In queste circostanze, se trovava un po' d'incoraggiamento, faceva sentire ancora il clarinetto che da sei o sette anni dormiva scomunicato nel vecchio astuccio.—Scarso e sottile nei vestiti ancor buoni che il genero milionario gli faceva (con ben intesa economia) portare, volonteroso e sempre pronto a render sevigio a tutti, il sor Paoleto non era un uomo inutile in quella gran casa senza figliuoli; curava i pappagalli, accompagnava a spasso la Tota, una vecchia cagna stanca di vivere, portava lettere, involtini, ambasciate alle sarte e alle modiste di sua figlia la baronessa e durante il tempo che i figliuoli giravano all'estero, solo, nella gran casa di Milano, restava a custodire le bestie, di cui mandava le preziose notizie fino a Parigi, a Madrid, in Egitto.

La colazione fu preparata in un elegante salotto dell'albergo, che faceva parte del quartierino che il barone aveva scelto per sè nell'angolo più ombreggiato: e fu servita con una grande profusione di piatti, di vasi, di fiori.

Bellissimi mazzi d'orchidee, dalle forme più strane e contorte, s'intrecciavano fra i trionfi di cristallo sopra un tappeto di fiori teneri dai colori delicati steso come un tovagliuolo nel mezzo della tavola. Altre orchidee dalle corolle fantastiche in mezzo a foglie vellutate e screziate come stoffe riempivano i vani delle finestre, che davano sul verde nero dal boschetto, da cui veniva un chiarore caldo, che moriva lentamente sulle argenterie, sulle cornici d'oro e sugli specchi del bel salotto tappezzato di cuoio.

Si vedeva in quell'apparato di sfarzo e di ricchezza l'intenzione di far colpo o sul segretario generale o sul direttore della Banca di Zurigo, o su tutti e due. Il barone, che sapeva così bene far qualche economia sui vestiti smessi, sapeva anche spender bene quando voleva dare un saggio della sua potenzialità economica. Cattivo stomaco, logorato da una vecchia dispepsìa, per conto suo mangiava come una gallina e non beveva che vino comune molto allungato in una quantità straordinaria di acqua di Vichy: ma conosceva troppo bene gli effetti psicologici che un buon pranzo e delle buone bottiglie producono nelle disposizioni umane. Da un anno Samuele Hospenthal, quest'uomo sempre in preda a crampi di stomaco, andava tra una stazione e l'altra della sua vita vagabonda preparando gli elementi per la costituzione di una forte Banca italo-elvetica, che doveva aver sede in Milano con appoggi solidi nella Banca Romana, che già fin d'allora godeva le simpatie di molti deputati: e siccome tutto faceva prevedere un vicino patatrac, il barone avrebbe voluto prepararsi a rilevarne le rovine con una forte organizzazione Bancaria, che fosse lì pronta a sostituirsi. A questo solo intento, tra una regata e l'altra, quell'uomo sobrio che per risparmio di respiro non finiva mai un discorso, aveva trovato il tempo di fondare e di sostenere due giornali, il Corriere Commerciale di Genova, e l'Eco della Borsa di Napoli, che andavano da sei mesi preparando un terreno propizio.

La baronessa fece sedere alla sua destra il Segretario generale che bisognava carezzare e alla sinistra Ezio Bagliani, il piccolo ribelle; in faccia aveva il marito tra Buhler e Bersi. Il sor Paoleto, per non rompere la simmetria aveva mangiato prima alla table d'hôte, ma si riservava di far onore al punch frappé quando fosse venuto.