I vicini fanno i più sicuri pronostici su Amedeo, che è conosciuto come uno dei più bravi barcaioli del lago: e obbligano Regina a bere un mezzo bicchiere di vin bianco per tener su lo spirito, quasi che toccasse a lei a batter quei di Dongo: e c'è chi celia sulla forza che una donna può dare e può togliere a un uomo… Ma Flora a cui arriva il bisbiglio dei discorsi non capisce che la sua tristezza.
Non solamente Ezio non si era lasciato più vedere al Castelletto, nè aveva mandato a dire una parola di scusa; ma per dichiarar bene il suo pensiero non aveva nemmeno inviato quei tre o quattro biglietti di invito che aveva promesso. Dovette correre Cresti a cercarli: ma Flora dichiarò che non si sentiva di andar tra la gente… La mamma che vedeva avverarsi quel che aveva sempre temuto, non osò contraddirla e si fece venire i suoi dolori articolari. Così ormai si metteva la sua vita ed era a domandarsi perchè fosse venuta a rattristare col suo viso duro la buona allegria di questa povera gente. Quale malsana curiosità l'aveva spinta a cercare nella festa un'altra prova della sua miseria? non era abbastanza convinta dell'umiliazione sua? e quando avesse raccolta una prova di più, che le poteva giovare? che può giovare il conoscere lo strumento di tortura che ti deve straziare?
Colla testa appoggiata al tronco, le mani avvinghiate ai ginocchi, socchiudendo spesso gli occhi davanti a un ostile visione, provava di tanto in tanto l'amara voluttà di abbandonarsi a strani sogni di odio o di vendetta. Davanti a quella festa variopinta e al trionfo di tante belle creature, sfolgoranti nell'oro e nei diamanti, essa sentiva risorgere un violento spirito di ribellione e di anarchia per tutto quel che vedeva rubato a lei. Se non poteva più amare quel che era suo, ch'era sempre stato suo fin dalla fanciullezza, nessuno le poteva contendere il diritto di odiare.
Gettando lo sguardo su quel giardino di sfolgoranti bellezze, non poteva sottrarsi alla mortificazione di qualche confronto tra l'oscurità del suo destino di ragazza appassita nella solitudine, e il trionfo di quelle belle signore a cui sorrideva la vita con tutti gli incanti della bellezza, della ricchezza, dell'amore. Troppo aveva contato sopra se stessa, lo sentiva, quel giorno che si era lusingata di vincere con uno sforzo del suo cuore le mille seduzioni che la femminilità splendente e ridente offre a un giovine bello, ricco, geniale, desideroso di emozioni e di pericoli. Cresciuta nell'uggia incresciosa della sua mediocrità, misero arbusto all'ombra, aveva osato chiedere a un giovine eroe, pel quale amare voleva dire trionfare e le donne erano belle prede di guerra, un troppo grande sacrificio. Essa era stata punita della sua presunzione. Forse aveva fatto bene a procurarsi questa persuasione, a vedere cogli occhi suoi la verità di queste condizioni. Per quanto il suo orgoglio ne uscisse scornato, pure cominciava a sentire che la pazza, la pretenziosa, la sciocca era stata lei, lei la monaca del Castelletto, la povera strimpellatrice di musica, lei, la bisognosa che non aveva nemmeno un vestito di moda per assistere alle regate, che rifiutava con irragionevole orgoglio l'affettuosa proposta d'un galantuomo come Cresti, il quale avrebbe potuto farla sedere su un trono, vestirla di drappo e di seta come tutte le altre, adornarla di oro e di diamanti… e tutto ciò per correr dietro al fantasma d'un amore che l'umiliava e la rendeva cattiva…
—Partono adesso…—susurrò Regina con voce tremante, accostandosi alla signorina, che correva dietro alla corsa vertiginosa dei suoi pensieri.—Mi lasci star qui, accanto a lei. Madonna, aiutate quel poverino! Vede laggiù quelle due barche? la bandiera bianca è la nostra.
Flora si scosse dal suo torpore e cercò cogli occhi le due barche, che non più grandi di due ciotole venivano colla punta verso Cadenabbia.
Un leggero svolazzo delle bandiere e un cadenzato moto dei remi, che uscivano luccicanti dall'acqua, eran segni che già la gara era incominciata e che in quelle piccole ciotole galleggianti nei flutti fosforescenti battevano dei cuori e nei cuori delle speranze.
Altri cuori cominciarono a battere nella folla quando uscite dal riverbero solare, le barche, cinque in tutto, si disegnarono più nette in una riga nel fondo ombroso del monte e si potè discernere il colore delle bandiere. Ogni barca aveva due battellieri, che remavano in piedi: già si poteva dai più pratici riconoscere la statura e la battuta di ciascuno. Quei di Dongo erano ancora davanti a tutti, quasi la misura di due battelli; poi venivano quei di Cernobbio. Amedeo era tra il terzo e il quarto…
L'oste, Bortolo, gli amici di casa, le donne, le ragazze stavan lì cogli occhi fermi, presi già dal fascino della gara, non osando quasi di parlare per non guastar il desiderio.
—È la rossa davanti.—No, è la turchina.—Amedeo si è tenuto da conto, è il consiglio che gli ho dato io. Vedrete verso la fine.—Ahi, Cernobbio perde acqua.—Qua, qua, don Malachia, che ne dice? Bortolo fece posto al vecchio rettore, che era venuto quasi a corsa sotto il sole.