E così eccola qui rincantucciata nell'angolo di un fienile, in compagnia delle galline, invidiosa dell'altrui felicità, vergognosa di non saper godere nemmeno di quel poco che faceva ballare don Malachia sul muricciuolo. A questo punto si mosse come se obbedisse al comando di una voce interna. Non voleva soffrir più. Nulla di più umiliante che il farsi vittima di sè stessi. Al di sopra delle illusioni sta la verità e chi non ama la verità è un disgraziato che vive dormendo.
Una buona scossa d'orgoglio doveva svegliarla. La mendicante doveva cedere il posto alla signora, alla contessa, alla Polony che aveva diritto di comandare e di redimersi con un atto di sacro orgoglio. Dove vien meno un piccolo piacere della vita, c'è sempre il posto per un grande dovere.
Il pensiero della povera mamma rimasta a casa sola le fece desiderare di tornar presto. Bortolo si offrì di riaccompagnarla colla barca fino al Castelletto e nel breve tragitto Flora si lasciò distrarre e portar via dalla gioia e dai discorsi dei suoi compagni di viaggio. Più di tutti era felice la buona Regina, che la gioia mescolata a qualche bicchieretto di vin bianco rendeva più ciarliera del solito e come raggiante di una nuova bellezza.
* * * * *
Poco prima delle case di Tremezzo la barca s'incrociò e quasi venne urtata dalla lancia dell'Hôtel Bellagio, che un ragazzetto vestito di verde col cappello alla marinara guidava con poca esperienza. Bortolo gli diè sulla voce e lo mandò a imparare il mestiere.
—Ci vuol altro che il cappello alla marinara, Moschino—gli gridò dietro, quando ebbe riconosciuto nel ragazzo il servitorello di villa Serena.—Mangia un po' di pane ancora prima di menar a spasso i forestieri.—Moschino, cacciato da Ezio, aveva trovato questo posto presso un vecchio signore americano arcimilionario, che abitava in una dipendenza dell'Hôtel Bellagio. Seduta, per non dire sdraiata mollemente ai fianchi del vecchio negoziante di merluzzi, che dopo aver ammucchiati i dollari veniva a buttarli via in Europa, stava in uno spumoso vestito bianco una giovane bellissima, che poteva essere sua figlia. Ma Bortolo aveva sentito dire che la bella creatura era semplicemente una dama di compagnia.
—Addio a tutti, e grazie, Bortolo…—disse la signorina, scendendo al Castelletto, mentre già cominciava a imbrunire. Salì la scala del giardino e trovò la mamma sola, tutta ravvolta ne' suoi scialli sulla terrazza, seduta nella sua poltroncina di vimini, già nascosta dalla semioscurità della sera.
—O povera mammetta, che sei rimasta sempre sola—disse la figliuola, correndo verso di lei, inginocchiandosi, circondandola, come soleva fare nei momenti buoni, colle sue braccia.—Avrei dovuto restar anch'io a tenerti compagnia. Quanta gente, avessi visto! grande vittoria per Tremezzo; Amedeo fu portato in trionfo; le vele invece son rimaste a mezza via… Ma tu, poverina, avrai fame. Vieni in casa mammetta, che accendo la lucerna e ti preparo il solito caffè e latte. Mi par quasi di aver fame anch'io come se avessi vogato e vinto.
La signora Matilde era rimasta in compagnia di cattivi presentimenti. Pur troppo vedeva avverarsi quel che aveva sempre temuto. Flora non aveva voluto andare con Cresti sul balcone dell'albergo, ma era poi quasi fuggita di nascosto nella barca di Bortolo quasi per fare una dichiarazione, per non dire un dispetto anche alla sua mamma. Era troppo chiaro che la figliuola si preparava degli amari disinganni per voler correre dietro al fuoco fatuo della sua illusione.
Accesa la lucerna, Flora stese il tovagliolo e corse in cucina a far un po' di fuoco nel fornello.