—E invece non ho nè vogato nè vinto…—pensava tra sè. Vedendo che la mamma stentava a rispondere alle sue parole, tornò a carezzarla:—Scusami, sono stata cattiva: dovevo restare a farti compagnia.
—Non mi fa nulla restar sola: ma non mi piace che tu abbia a usare degli sgarbi al povero Cresti.
—Domanderò scusa anche a lui.
—Non c'è alcun motivo perchè tu abbia a disgustare un vecchio amico.
—Lo so, hai ragione…—confermò in tono arrendevole.
—Non si vuol far violenza al tuo cuore, se proprio non ti senti di corrispondere alla sua devozione e alla sua tenerezza: ma non è giusto d'altra parte che tu lo offenda.
—Povero Cresti, merita ogni riguardo—ripetè umile e persuasa.
—Sai quel che gli dobbiamo. Son cinque mila lire di cui da un anno non paghiamo gl'interessi. Speravo che un giorno o l'altro tu avessi potuto cancellare questo debito, ma capisco che non puoi sacrificarti, se il cuore non ti dice nulla. E allora, mia cara, noi dovremo pur restituire questo denaro. Bisognerà che io ne parli a tua zia Vincenzina o a Ezio.
—No, niente—interruppe imperiosamete—tu non parlerai di queste cose con nessuno. È un debito che dobbiamo pagar noi…
—Pagare è subito detto: ma per pagare ci vogliono i denari.