—Dovette cederla in pagamento di un antico debito che aveva verso
Cresti.

—Ah… meno male…!—fece la ragazza e non disse altro. La modesta cena finì in silenzio. Troppe cose eran uscite fuori in un momento, perchè si potesse e da una parte e dall'altra collocarle a posto senza guastarle.

Mentre la povera mamma sentiva gelare il cuore al pensiero che Flora potesse correre il mondo in cerca di un tozzo di pane, che non avrebbe saputo inghiottire, Flora sentiva crescere la sua commozione per questo segreto e umile benefattore, che da un anno le aveva ricoverate nella sua casa senza mai avanzare il suo credito di benevolenza.

A scoterle dalle loro riflessioni entrarono il sarto e il calzolaio venuti in rappresentanza del paese per pregare le signore a lasciar mettere una fila di palloncini sulla terrazza del Castelletto, che in mezzo alle altre case pareva una macchia scura.

Quando Flora e la mamma uscirono a vedere, già tutto l'Arco della Tremezzina era illuminato dai più vaghi colori che si riflettevano nello specchio tranquillo del lago; e illuminate pure eran le case, le ville, gli alberghi dell'altra riva, con striscie e con disegni che spiccavano sul fondo oscuro del monte. Vagavano barche luminose nel lago, da cui veniva l'onda di serenate e di cori. Poche stelle erano nel cielo piuttosto scuro con vantaggio di quella miriade di lumini dondolanti e galleggianti infilati come pietre preziose in una lunga collana.

Flora stette a lungo quella sera alla finestra della sua camera, ricordando, meditando, contrastando co' pensieri. Non le era ignoto che dovevano a Cresti una somma di danaro prestata a poco per volta alla mamma nei momenti di tristezza; ma non sapeva che da un anno Cresti fosse il padrone del Castelletto e che a lui dovessero anche questa beneficenza. Questo non dover più nulla a Villa Serena fu per il suo orgoglio un primo conforto: poi s'intenerì al pensiero del bene umile e nascosto che il buon Cresti faceva alle sue amiche del Castelletto…

Ora si parlava ch'egli volesse acquistare dal Bersi anche il Ravellino, di cui Flora vedeva il giardino illuminato. Per poco ch'ella dicesse di sì poteva essere la signora di là e vendicarsi assai abilmente di chi l'aveva oltraggiata.

—Perchè no?—chiese a sè stessa nel chiudere la finestra.

—Perchè no?—chiedeva ancora una voce sommessa, mentre stanca delle emozioni della giornata si addormentava d'un sonno tranquillo.

XI