—E come va l'inglese, Cresti?—chiese la signorina.

—Leggo, leggo, pas mal

—Tu confondi l'inglese col francese—osservò l'ambasciatore, ridendo e facendo ridere le signore.—Pas mal! che avessi per isbaglio studiata una lingua per un'altra?

Cresti, che aveva già l'animo teso a punte di spillo sulle sue emozioni, non sapendo come uscir da quelle burle, esclamò:—Vado a veder la polenta—e scappò.

Tornò cinque minuti dopo con due quadretti antichi che diceva d'aver scoverti in una sagrestia di montagna, arrivando a tempo a salvarli dalla bocca dei topi. L'uno rappretentava una Maddalena, l'altro un sant'Antonio, due brutte croste in apparenza con qualche sfilacciatura irrimediabile nella tela; ma le carni e le teste d'una morbidezza non comune indicavano un pennello antico, forse un Lorenzo Lotto, anche a giudizio dei più competenti.

Flora senz'osare un giudizio trovò che Cresti aveva avuta la mano felice e gli raccomandò di non fidarsi troppo dei restauratori che son peggio dei topi. Inginocchiata sul tappetino del divano, essa andava scoprendo sempre nuovi particolari pregevoli nell'intonazione delle tinte e lodava Cresti, che stava lì, colle due cornici in mano, tutto contento di sentirsi lodare; tanto che Massimo gli disse:—Guarda che faccino gustoso che fa! si direbbe che li ha dipinti lui.

—La Maddalena ha una testina ideale—disse Flora.

—Anch'essa coi cappelli rossi… come il famoso ritratto di donna del Rembrandt che è a Milano, come la Venere del Tiziano, come tutte le bellezze rare… e pericolose.—Chi parlava? il signor ambasciatore, per procura; ma Cresti beveva cogli occhi quegli elogi, come se l'amico parlasse di lui. Per trovar un complimento non è necessario aver studiata diplomazia, ma egli sentiva che non gli avrebbero strappata nemmeno cogli uncini una parola un po' ragionevole. La macchina era carica di vapore, ma le valvole eran chiuse e ribadite: se non scappava via di tanto in tanto, c'era a temere ch'egli avesse a scoppiare.

A salvarlo e a renderlo meno impacciato venne a tempo l'occasione di sfoggiare tutte le sue cognizioni di orticoltore e di botanico, quando accettò di accompagnare le sue ospiti nel giardino e nel brolo, che col nome generico di vigna circondava la casa.

L'orto, il giardino e la vigna si mescolavano veramente bene in quel pezzo di montagna lavorata, che formava l'Eden del solitario Adamo del Pioppino.