—Venga di qua, Flora—cominciò a dire il povero ortolano, quando si trovò solo colla fanciulla nel riparto segregato delle fragole.

—Queste son più buone. Guardi: non sono fragole, ma bombe…—E siccome bisognava coglier l'occasione col suo gambo:—Provi—le disse—supponga di assaggiare il mio cuore.

Era un primo passo verso quella grande dichiarazione, che da un anno a questa parte non aveva ancora trovata la sua formola.

—Buonissima, squisitissima…—disse Flora colle labbra ancor dolci di quel rosolio.

—Che cosa? la fragola o il cuore?

La grammatica qui non andava forse molto d'accordo col pensiero; ma bisognava pure ch'egli cercasse di non lasciar morire un discorso che, se fosse caduto anche questa volta, non avrebbe forse saputo raccogliere in mille secoli.

—Che il suo cuore sia buono, caro Cresti, è un pezzo che lo so, e anche pochi giorni fa ne ho avuta la prova, quando la mamma mi disse che il Castelletto non è più dei Bagliani.

—La mamma ha fatto male a parlare.

—Oh perchè non vuol che si sappia che ci vuol bene?

—Perchè non voglio? che cosa non voglio? lei sa bene, cara Flora, che cosa sogno nella mia selvatica modestia…—e nel dir questo le sue mani tremavano nelle foglie.