Rimasero intesi che tutti e due avrebbero fatto un pellegrinaggio alla Madonna del Soccorso, anche colle scarpe e senza corda al collo: poi si sarebbero trovati a comunicarsi sinceramente la loro ispirazione.
Lentamente, facendo colle fragole mazzetti, vennero verso il luogo dove Massimo e donna Vincenzina stavano seduti all'ombra del vecchio pero. Non avendo nulla a dirsi o per evitare di entrare in discorsi pericolosi, i due antichi fidanzati erano intenti a contar certe vele bianche che spinte dal buon vento di mezzodì uscivano una dopo l'altra dalla punta di Bellagio, di ritorno da Lecco, dirette verso Colico. Ne avevano già contate due, tre… quattro… pronunciando i numeri a voce alta, all'unissono, mentre il signor ambasciatore, posata la mano sulla manina morbida e grassoccia di donna Vincenzina, la teneva così prigioniera sull'erba fresca.
—Cinque!—esclamarono insieme, quando Flora si presentò col mazzetto delle fragole.
—O belle! come si chiama questa qualità?—chiese la zia, arrossendo anche lei come una fragola.
—Finora non hanno un nome speciale: è un mio prodotto—disse
Cresti.—Glielo faremo dare a Flora il nome.
—Quando saranno più mature—fu pronta a soggiungere la briccona con un sorriso di amabile compiacenza, che non dispiacque all'ortolano del Pioppino.
* * * * *
«Tutto mi persuade a credere che questa sarebbe la mia pace—scriveva Flora qualche giorno dopo a Elisa D'Avanzo, che aveva le confidenze del suo cuore—e tu mi dici sempre che alla felicità non si va che per la via della pace. Sento anch'io che gli anni passano senza frutto, l'uno più vecchio dell'altro e mi fa paura l'idea ch'io abbia a trovarmi un giorno nell'incapacità di provvedere a mia madre, e alla mia dignità. L'amico che tu conosci è buono, ricco di cuore, d'una devozione a tutta prova, d'una virtù molto superiore al mio orgoglio: e se io mi guardo nello specchio, non ho alcun motivo per aspettare le prince charmant…
«Ma con tutto questo, stento a rinunciare al mio sogno, non mi pare che ancora sia morta tutta la mia speranza. Spesso mi assale il dubbio che una vita materialmente solida e felice non valga il piacere di un sogno che esca dalle misteriose profondità dell'anima nostra; e per poco che mi abbandoni ai ricordi, sto per dire che tutto ciò che di più tenero e bello ho goduto negli anni della mia giovinezza fu più sognato che vissuto. Chi sa? forse soltanto il sogno è vero: forse è tutto quanto rimarrà di noi anche quando dormiremo all'ombra dell'erba nostra. Il mondo si trasforma a piacer nostro attraverso ai colori del nostro pensiero e per quanto l'inverno nevichi ed imperversi di fuori, chi mi vieta d'avere in me stessa una primavera sempre verde? Ma non bisogna rompere questi soavi incanti con risoluzioni che una volta prese ti immobilizzano nella realtà.
«Molto male mi dicono di lui: molto male ne penso io stessa: ormai non c'è dubbio che l'ultima speranza è perduta e sciupata; che siamo giunti al bivio—io e lui—da dove ogni passo non può che allontanarci di più. Io scenderò nell'umida valle della mia desolata vecchiezza, mentre lui seguiterà a salire il monte della vita militante e trionfante; ma fin che resto libera potrò sempre guardare a lui anche da lontano. Egli non mi ama, nè potrà, nè vorrà amarmi mai: ma a me basta d'amare….