«Oh Dio, quasi sto per dire che mi basta d'averlo amato. Nè lui nè altri potranno togliermi questo bene che è tutto mio, che può essere il dolce viatico di tutti i miei giorni: e troppo stimo e amo me stessa per rassegnarmi a sostituire un'insipida menzogna al mio dolcissimo sogno. Ecco perchè esito a dir di sì al buon Cresti, per quanto le vostre ragioni siano tutte belle e persuasive….
«Ma intanto soffro in due maniere: e per quel che mi hanno fatto e per quel che non so fare. Qualche volta mi pare che la fede vacilli e provo oscuri sgomenti come chi si trovasse perduto sopra altissime creste, dove è tanto pericoloso il muoversi come il rimanere. Procuro di attaccarmi più che posso agli arbusti della vita e di leggere nelle coscienze di quest'umile gente che lavora e prega, il segreto della pace. Sono stata alle Regate, ho accettato un invito al Pioppino, e domani mi lascierò condurre da Regina all'alpe di Giosuè, dove si accenderanno i falò per la festa della Madonna. Quanto ti desidero, qui, mia cara Elisa! come sapresti consigliarmi e consolarmi colle parole che escono dall'esperienza di una vita così ricca e così cauta come la tua! Qui non ho nessuno con cui discorrere e dissipare, queste tristezze. La mamma, poverina, non vede che un bene e verso questo bene mi sospinge senza che io me ne accorga. Regina è spirito troppo semplice per intendere un problema complicato, fatto metà di immaginazione e metà di disperazione: nè la zia Vincenzina è donna da saper sostenere il mio coraggio, quando io lo perdessi del tutto, come dubito di perderlo in certi istanti di oscura malinconia, un'oscurità in cui mi par di vedere balenare dei pensieri rossastri….
«Sento che attraverso un momento pericoloso della mia vita, una specie di «passo del lupo» che ti fece così paura l'anno scorso, quando andammo lassù verso il Resegone. Sotto mugge un torrente che precipita in un baratro e devi passare sopra una vecchia trave mal ferma. Queste montanare si fanno il segno della croce e passan leste a occhi chiusi cariche le spalle di una gerla di fieno: noi cariche di troppi pensieri squilibrati, nè sappiamo chiudere gli occhi, nè osiamo credere al segno della croce…. E intanto l'abisso è lì che ci affascina e ci attira.»
XII.
Una gita in montagna.
Regina aveva preparata una gita all'alpe del Giosuè per fare una sorpresa ad Amedeo, che vi doveva accompagnare alcuni signori di Cadenabbia. Una zia del giovine barcaiolo, che aveva lassù un pascolo e alcune capanne, avrebbe dato alloggio e allestito un letto sulle foglie di faggio: e poichè la luna viaggiava verso il suo pieno, c'era da godere una notte incantevole nella pace di quei monti. Flora, che cercava volentieri le distrazioni che aiutano a riflettere, accettò di accompagnarla. Per rendere l'improvvisata più gustosa, Regina propose di andare tutte e due vestite come le pastorelle «bergamine» che vi tengono le mandrie nei mesi di estate, cioè con una gonnella corta di traliccio turchino, colla bustina di velluto nero e una pezzuola in testa di cotone rosso, allacciata sulla nuca colle cocche sporgenti. Flora aveva già indossato questo costume montanino nell'occasione d'una festa di beneficenza data a favore dell'asilo infantile. Lo si cercò, lo si tirò fuori dalla guardaroba con gioia anche della mamma, che vedeva volentieri tutte le occasioni che aiutassero a portar fuori la figliuola da' suoi pensieri. Regina indossò la gonnella della Nunziata, si accomodò una specie di zendado in capo e ci mise di suo la faccia tonda e rubiconda e i fianchi solidi di una vera montanara.
Quando Bortolo, che si era offerto come guida, venne al Castelletto sul far della sera, fece i suoi complimenti alla signorina, che in quel vestito semplice da pastorella gli parve la vera beata Giannetta della Madonna di Caravaggio.
—Ho preso con me un canestro con qualche provvigione di bocca, a buon conto, per non piombare sulla povera Maddalena come un volo di corvi affamati. L'aria dei monti è aguzza come una lesina e non fa mai danno aver con sè del pan bianco e del formaggio. Più che latte e polenta e acqua fresca l'alpe non dà… Amedeo non immagina certo che arriveremo prima di lui, perchè la strada dalla Cadenabbia fa un giro, mentre noi taglieremo per i sentieri: e poi i signori amano viaggiare con comodo.
Prima che il sole fosse scomparso del tutto dietro i monti, la brigatella uscì dalla strada dell'orto, e infilato il viottolo del castello, che si arrampica e passa sopra le case del paese, si trovò sul sentiero che va all'alpe. Regina camminava avanti, col suo passo di capra, Flora nel mezzo, e Bortolo che aveva qualche annetto di più, alla retroguardia, col suo canestro sul braccio e il lungo bastone in mano.
La strada uscì presto dai muricciuoli che cingono le piccole vigne, e cominciò a serpeggiare sotto l'ombra già densa dei castagni, che lasciavano vedere attraverso alle foglie il chiarore del cielo ancora soffuso della luce del crepuscolo. Usciti anche dal bosco, il viottolo divenne subito irto e sassoso su per il fianco del monte fino a un primo balzo o terrazzo naturale, da dove l'occhio poteva dominare tutto il bacino del lago, che pareva sprofondato in una valle.