Regina venne a dire:—Son qui, son quei signori di Cadenabbia. Stiamo ben nascoste, che Amedeo non ci abbia a conoscere.

La bella compagnia si accostò, salendo pel viottolo come una mascherata. Davanti erano due uomini con lanterne chiare di carta attaccate a un bastone, che precedevano un asinello vestito e bardato come un principe. E sull'asinello era una signorina vestita di bianco come una beduina. Seguivano altre lanterne d'un colore giallastro, che accompagnavano un'altra signora pure a cavallo d'una bestia ornata di piume rosse e di campanelli.

Era questa la baronessa, imbacuccata anch'essa come una beduina. A piedi seguivano il barone, il commendatore, il banchiere svizzero, e altri giovani signori che si perdevano nell'ombra e non si facevano sentire che per un frequente strombettare nei corni da caccia che portavano al collo, a cui rispondevano altri corni più lontani, dove ondeggiavano altri lumi col resto della compagnia in ritardo. Flora non conosceva nessuno di questi eleganti viaggiatori notturni che giunti davanti alle case del Boss, si fermarono in crocchio ad aspettare chi stava più indietro.

Sotto le grandi piante quel dondolare di lumi variopinti, quel rimescolarsi di colori, quel ridere allegro di gente allegra, quel tintinnare festoso di sonagliere, quello schiamazzar di corni, offriva uno spettacolo magico e pittoresco di fiera e di festa carnevalesca, che rallegrò gli spiriti alquanto sonnolenti della nostra patetica contessina. Dal posto dove s'erano nascoste, le ragazze videro Amedeo, che pareva il capo della masnada, parlare a lungo coi pastori, e quando gli accordi furono presi, la compagnia si mosse verso un prato declinante a sinistra fino a una spianata prospiciente il lago, dov'era stato preparata un'alta catasta per un solenne falò, che doveva essere veduto, e per il luogo e per il concorso dato dall'albergo, a cento miglie lontano.

Le nostre due pastorelle lasciarono passare la comitiva ed esse poi per un sentiero dietro le case riuscirono sulla spianata, a destra della catasta, nel momento che due uomini inginocchiati mettevano il fuoco nella paglia e soffiavano colla bocca nella fiamma.

Cominciò a svolgersi un gran fumo, che spinse la bella compagnia a cercar miglior posto verso il luogo dove Flora e Regina stavano nascoste. Il Bersi per poco non veniva a piantar il suo lampione sotto il castano, dove si appiattavano le nostre due vaghe ninfe. Fu per entrambe un argomento di risa questo fuggi fuggi. Flora si dichiarò subito innamorata del bell'asinello bardato come un principe e se non fosse stato per rispetto alla bella beduina, che gli stava sopra, sarebbe riuscita a carezzargli le orecchie.

La fiamma della paglia non morse così subito alla legna alquanto verde del faggio e dei querciuoli e alle stramaglie fresche che addobbavano l'alta piramide su cui era stata conficcata la vetta d'un pino comune; ma nella nuvola fumosa che il vento andava dispiegando come una fascia cinericcia non tardarono a guizzar avide lingue di fuoco, che crepitavano con un rumor secco, penetrando nelle fibre dei tronchi.

Le fiamme alquanto trattenute dal fumo e dal verde del frascame, uscendo dalla base, cominciarono a lambire i fianchi della piramide, a scalarne l'altezza, a prender un vigore interno, a incidere con punte di fuoco i tronchi, i rami, le decorazioni di pino, finchè la vampa la vinse sul fumo e con un fremito vigoroso avviluppò tutta la catasta, rischiarando col suo baglior fantastico il verde smeraldo del prato, il masso del monte, le case dell'alpe svegliate al di sotto delle gigantesche ramificazioni, da cui fuggivan gli uccelli spaventati.

Nell'accensione libera di quella gran vampa s'illuminò pure (e fu un quadro non meno fantastico e bello) la compagnia schierata in disparte, le signore sulle cavalcature bardate, i signori nei loro eleganti costumi alpini, gli uomini dell'alpe che contemplavano con compiacenza e con un raccoglimento quasi devoto la sacra fiamma accesa in onore della Madonna e a cui per la corona dei monti in giro rispondevano altre fiamme, che accendevano altre fiamme nei profondissimi e freddi silenzi del lago, immobile come una lastra di piombo.

La fascia di fumo, dopo esser montata alta nel cielo si lasciò piegare dal vento come un pennacchio, si disperse allargandosi, scendendo verso l'oscuro vallone, che nel contrasto pareva fatto ancor più nero e pauroso; e intanto era una meraviglia il vedere come alle lingue serpentine bianche e purpuree con fuggenti anime azzurre nel mezzo succedesse a poco a poco un braciere di rubini ardenti, che cascavano fiaccandosi, mettendo in vista altri tesori più intimi e più fosforescenti, un vero incanto degli occhi, che faceva pensare ai misteriosi ripostigli delle fate e ai sogni irraggiungibili della bellezza.