Tutti si specchiavano meravigliati e assorti in questo mucchio di gemme accese, tra cui spiccavano come degli occhi ardenti e curiosi; tutti, tranne Flora, che non vedeva più nulla, non sentiva più nulla. Al sorgere impetuoso della vampa ella aveva riconosciuto Ezio, che ritto alle staffe della superba baronessa ne accoglieva le tenere espansioni, appoggiando, di mano in mano che l'ombra tornava a coprirli, la testa alla mano che essa gli abbandonava. Flora che era lì a due passi, spettatrice non invitata, sentì il cuore farsi duro come un pezzo di pietra. S'era lusingata, venendo a questa gita notturna di lasciare a basso ogni pensiero cattivo e di trovare nella solitudine dei monti un sentimento buono di perdono e di riscatto: ed ecco invece, come una malvagia evocazione, uscir di mezzo ai bagliori fantastici dell'incendio l'oltraggioso castigo della sua vita, l'ingiuria viva di quella donna trionfante sulle rovine del suo ideale. Fu buona fortuna che l'avvilimento da cui fu subito presa le impedisse di correre verso quella donna e di gridare una brutta parola; ma quando, consumato l'ultimo tizzone non rimase che un focolare di cenere e carboni, quando vide la lieta brigata muoversi per procedere verso l'alpe di Giosuè, dove era la meta della gita, essa persuase Regina ad accompagnarsi a quei signori, e si mise quasi sull'orme della coppia innamorata, suscitando le proteste della sua compagna, a cui pareva un po' troppo pericolosa l'avventura.

Ma così potè assistere, coperta dall'ombra, al momento in cui, giunta davanti alla capanna dell'albergo, la bella baronessa, scioltasi dallo sciamma in cui s'era avviluppata contro la brezza notturna, si abbandonò per discendere dalla cavalcatura nelle braccia del giovine, che la tenne un istante sul petto.

—È orribile!—mormorò tra i denti stretti, portando una mano alla bocca come per voglia di mordere. E infatti se essa misurava la colpa di quella donna al patimento che ne provava, doveva sembrarle un delitto esecrabile quel che per gli altri non era che un dei soliti amori di passatempo. Nella sua innocenza del male, nell'atto di conoscerlo, se ne sgomentava come il bambino che balza esterrefatto di mezzo al suo sogno al comparir di un bieco fantasma, che non esiste se non nella sua immaginazione. Ma non aveva essa innalzato il suo edificio di speranze al di là del vero? Non aveva essa creduto troppo al suo sogno?

—Torniamo indietro, signorina: il babbo cercherà di noi—andava replicando Regina.

—Aspetta, vediamo che è bello…—rispose Flora, trattenendola per la gonnella.

Nessuno per fortuna si accorse di queste due pastorelle che adocchiavano nell'ombra. Soltanto una volta una delle due signorine russe, sopraggiungendo alle loro spalle, chiese a Flora in buon italiano:—Come vi chiamate, cara?

La contessina Polony avrebbe voluto rispondere: Vendetta, esecrazione… ma la buona Regina la strappò per la mano e la trascinò via.

Il sentiero, che dalle capanne dell'albergo mena alle casette bianche della zia Maddalena, scende per un tratto fino a una sorgente che gorgoglia tra i sassi all'ombra e risale un altro tratto fino al colmo della prateria, battuta dal chiaro tremulo della luna che faceva luccicar l'erba.

Bortolo, che aveva presa un'altra strada, stava già discorrendo colla Maddalena, quando le due giovani sopraggiunsero. La vecchietta che non si aspettava questa visita fu tutta in tripudio: ma quando seppe chi era la bergamina che accompagnava Regina cominciò a lamentarsi che non l'avessero avvisata a tempo, perchè avrebbe fatto trovare un materasso, una coperta di lana, un po' di salame cotto; e intanto invitava la compagnia a entrare nel suo umile tugurio.

Quando le quattro persone ebbero preso posto sugli sgabelli, non ci fu più luogo per nessuno in quel bugigattolo, reso nero dal fumo, che un lumino scarso riempiva più di puzzo che di luce. Le travi gregge, oblique, logorate dal tempo e dall'uso s'incrociavano in un angolo a cui si appoggiava la pietra del focolare. Il fumo, dopo aver vagato a tingere le pareti, si risolveva a uscire per l'apertura d'un finestrino, che lasciava vedere attraverso alle lavagne del tetto la luce delle stelle.