Una piccola madia, fatta lustra dalle mani che vi eran passate sopra, un paiolo, quattro piatti di peltro, quattro scodelle di terra, quattro cucchiai di stagno formavano tutto l'arredamento di quell'antro, che serviva a un tempo di cucina e di sala di conversazione ai pastori che passavano lassù la stagione del pascolo.

Bortolo fu incaricato dalla Maddalena di stendere della paglia nuova e qualche poco di stramaglia pulita in una «baita» vicina, che serviva spesso di alloggio ai forestieri e agli alpinisti che capitavano lassù di proposito o sviati. E intanto la zia mandò Regina a sciacquare il paiolo al torrente, perchè voleva scaldare due mezzine di latte e preparar loro un po' di cena prima di mandarle a dormire.

La vecchietta, non più alta dell'usciolino della sua capanna, pareva essa pure un travicello affumicato, stretta come era o indurita ne' suoi vestiti senza pieghe e senza colore. Soltanto la faccia era ancor mobile e gli occhi in quel volto solcato da mille rughe concentriche mettevan fuori un'anima ancor giovanile e viva come l'acqua che stilla da un ruvido tufo.

—Se lei mi cerca una chicchera di caffè, cara figliuola mia, sarei imbarazzata a contentarla—disse a Flora che stava immobile ad asciugare i piedi davanti alla pietra del camino—Acqua fresca, latte fresco, polenta calda e castagne fin che ne vuole e anche dei caciolini di capra, se ne ha voglia: ma in compenso di quel che ci manca, qui non bazzica mai il dottore e non si sa che cosa sia la malinconia che fa dolere la testa ai signori. Dovrebbe lasciar giù tutto e venir a stare con noi tre o quattro mesi: vedrebbe queste braccia diventar belle e grasse—e la donna stringeva nella mano l'avambraccio della signorina come se andasse in cerca di polpa.—E non avrebbe questa ciera lunga e spaventata come se avesse visto il lupo. Ci ha già l'amoroso?

—Perchè?—chiese Flora con un atto quasi sdegnoso.

—Quando le ragazze non sono allegre, gatta ci cova. Ci son passata anch'io cinquantanni fa: ma poi le cose vanno a posto e addio buon tempo!

Bortolo entrò con un fascio di legna minuta. Regina riportò il paiolo coll'acqua della fonte: la fiamma fu suscitata e il tugurio si riempì d'una luce d'oro che ridestò tutte le mosche appiccicate ai travi. La rugiada presa e la frescura della notte rendevano piacevole anche quella vampata in cui presto cominciò a muggire il latte.

—Amedeo non tarderà a picchiare all'uscio—disse Regina—Non può far dormire gli asini in compagnia di quelle belle signore. Zitto… non vi pare di sentire un suono di campanelli?

Stettero un istante ad ascoltare e veramente un tintinnio di campanelli, a cui si mescolava una voce d'uomo, veniva su per il sentiero della sorgente.

—Nascondiamo la testa nei grembiuli e voi, babbo, voltatevi di là—disse Regina, avvolgendo la testa di Flora e la propria.