—Voglion giusto pigliar voi… quelle là…—fece la Regina, scoprendo il capo, tra le matte risa di zia Maddalena e di Bortolo.
—Voi non state male vestita in quella maniera—disse Amedeo, arrossendo un poco di gioia—e fu un bel pensiero il vostro d'esser venuti. Ma chi vedo? anche la signorina venuta a piedi per questi sassi? e voi, Bortolo, tenete mano al sacco? bravi! se il maggiordomo dell'albergo mantiene la promessa, ora vi porto da fare un brindisi in compagnia.
—Voi forse immaginate che vi faccia dormire nella stessa baita—entrò a dire la zia Maddalena, facendosi tra i due promessi sposi e guardando in faccia ora all'uno ora all'altra con una espressione di soddisfatta allegrezza.—Niente affatto: finchè il sor curato non avrà detta la sua, voi non direte la vostra.
—È venuto anche il signor Ezio—disse bonariamente Amedeo a Flora, che fatta rossa in viso dal calor vivo della fiamma, potè nascondere il suo interno patimento.—E pare che non perda il suo tempo colla bella cantante, un pezzo di donna che mi ha stancato due asini…—Risero tutti a questa facezia, tranne Flora che fissò gli occhi tristi nella brace.
In mezzine di terra fu versato il latte, mentre Bortolo toglieva dal canestro i cartocci e il pane.
Amedeo uscì a prendere la bottiglia che gli aveva promesso il maggiordomo. Ciascuno mangiò secondo il suo appetito; ma l'aria frizzante e la lunga camminata non dissero nulla a Flora, che solo per cortesia e per non parere selvatica in mezzo a gente così buona, trangugiò a stento una goccia di latte.
Sentendosi quasi soffocare in quel basso tugurio, si mise a sedere sulla porta da dove l'occhio correva sulla prateria, che il raggio della luna scoloriva in un verde pallido e molle. Nella conca, oltre il torrentello, nereggiavano le capanne dell'albergo, da cui venivano schiamazzi e risate allegre con un frequente pizzicare di mandolini. A un tratto s'intese una voce chiara ed educata di donna cantare con comica vivacità la canzonetta del Funiculì funiculà.. una voce da teatro, distesa, che in quel vasto silenzio alpestre correva a riempire la valle e a destare gli echi addormentati del monte.
Flora rispose al brindisi di Amedeo, bevendo un sorso di vin bianco in una pulita ciotola di legno: (la zia Maddalena non aveva altra cristalleria) e quando Bortolo cominciò a pisolare, mostrò anch'essa il desiderio di stendere le gambe stanche sulla paglia. La vecchia accompagnò le ragazze su per una scaluccia aperta, che metteva in un fienile esposto alla luce della luna e le lasciò colla buona notte.
Regina preparò due tane nel giaciglio, spiegò una coperta di lana e fattosi un covo, si addormentò presto sulla sua felicità.
Anche Flora si distese e si rannicchiò nella paglia e cercò di sprofondarsi, di annientarsi nel suo giaciglio, invocò il sonno, il riposo, l'oblio, chiuse gli occhi, ma non potè dormire.