Non le giovava di richiamare tutte le vecchie ragioni che l'avevano persuasa a rinunciare a quel che essa credeva un diritto del suo cuore, ma che non era in fondo che un audace desiderio del suo orgoglio. Non aveva già fatto capire alla mamma, a Cresti, e ad altri che essa era morta a questo passato? non le giovava nemmeno l'inventare ragioni nuove o ingegnosi sofismi per dimostrare a sè stessa che nulla era mutato nel destino antico della sua vita e che il soffrire, come faceva lei, poteva parere ormai a ogni persona ragionevole una debolezza ridicola d'un orgoglio non meno ridicolo; ma che servono le dimostrazioni a un cuore che non vuole sentirle? Al contatto crudele del male il suo cuore era arrivato a un tal punto di sofferenza che non l'avrebbe spaventata nemmeno l'idea di morir lì, nella paglia, quella notte stessa, come una mendicante a cui si è rifiutato per crudeltà un misero tozzo di pane.
Nella quiete assoluta della solitudine alpestre le pareva di sentir martellare il suo povero cuore così dolorosamente che più d'una volta si pose a sedere sulla paglia come per cercare un sollievo: poi sentendo che là dentro le mancava il respiro, scivolando adagino presso Regina, che dormiva con una lenta pesantezza, spinse l'usciolino e venne a sedersi sulla scaletta di legno, provando nella freschezza dell'aria notturna un subito ristoro.
La luna alta nel mezzo del cielo, col disco nitido e vivo diffondeva su per le vette sassose e per le pieghe aspre dei monti la sua luce, che attenua le linee più pesanti in una leggiera trasparenza quasi di cose che si sognano. Il paesaggio dell'alpe pareva palpitare come animato dai segreti spiriti della natura. Una punta rocciosa, in fondo, forse il Legnone, resa diafana dal tocco dei raggi, si alzava come un'aspirazione al cielo blando e casto, senza una nuvola, seguita a poca distanza da altre vette minori, che avevano nel tremolìo molle dell'aria e della luce una trepidazione di cose vive: spettacolo bello e sacro da strappar la preghiera a chi non avesse avuta la morte al posto della fede.
Le casette sparse, coi tetti bagnati d'una luce così bianca che pareva neve, versavan l'ombra sul verde prato e parevano anch'esse addormentate in un pensoso raccoglimento. Tratto tratto si svegliava una campanella con due tocchi sonnolenti, a cui rispondeva da lungi il belato pauroso d'una capra. Sottili fischi uscivan dall'erba, ma sui fuggevoli suoni incombeva il gran silenzio dell'ora notturna, un silenzio che pareva piovere anch'esso dalle remote scaturigini dell'infinito.
È l'ora sacra in cui pare che l'anima resa più diafana riceva nel profondo silenzio delle sue acque il riflesso delle cose invisibili che passano e s'increspano all'alito degli spiriti che non possono più nè morire nè dormire.
È l'ora in cui i desideri sepolti bussano al cuore delle fanciulle che vegliano e i sogni fanno ridere i bambini che dormono.
La notte serena versa le sue rugiade anche sui fiori del male, assopisce il rimorso indomabile, ristora le speranze affrante, rinnova i voti traditi. Quando più dormono le cose fuori di noi e come sottili profumi si sprigionano le più recondite memorie di vite che ci aspettano e ronzano intorno a noi sensazioni di oscuri mondi ignoti che ignorano il nostro sole, i nostri uccelli, le nostre rose, i nostri dolori, dove da cause più sottili derivano vite più delicate e fragili.
Il luccichìo del torrente che serpeggiava in mezzo alle erbe folte della prateria risvegliò a un tratto in Flora la sensazione fisica d'una lunga e acre arsura che la tormentava da un pezzo, confusamente percepita, ma non riconosciuta nell'oscurità del suo patimento morale. Si mosse, discese i pochi scalini spezzati, e battendo il sentiero per cui era venuta nel salire, si avviò verso la sorgente da cui quella striscia lucente d'acqua che serpeggiava nell'erba era alimentata.
Quando vide la sua persona riflessa sul terreno, nella gonnella corta, colle due cocche sporgenti del suo zendado di mandriana, invidiò l'ombra sua e stette a contemplare quel che avrebbe potuto essere, se Dio l'avesse fatta nascere in una di quelle capanne brune che toccano coi tetti la terra. Che giova alzarsi se mancano le ali al volo? umile creatura, nella terra è la tua felicità.
Prima di giungere alla sorgente entrò in una macchia di esili pioppi, che spandevano la loro ombra sottile e tremolante sul greto chiazzato del torrente: ma il luogo non era così oscuro ch'ella non potesse discernere anche nell'ombra il filo dell'acqua che usciva dalla bocca d'un canale di quercia e versavasi in una barba di spume tra i ciottoloni e le felci del solco. Scese fino al canale, vi appoggiò la bocca riarsa e bevette a lungo di quell'acqua sincera che veniva dal cuor della montagna. Poi si voltò a contemplare la luna che dietro il ricamo delle mobili piante pareva navigare verso un polo lontano.