—Dunque, proprio bene? sentiamo un pò….—Cresti le prese il polso, trasse l'orologio d'oro e misurò le pulsazioni sul tic tic dei minuti secondi—Polsetto un pò debole ancora, ma regolare: segno che il cuore è in ordine.

—Domani potrò uscire in giardino. Ma sieda, Cresti.

—Ho premura—si scusò egli—son venuto soltanto per far la mia visita medica e anche per chiedere un consiglio.

—A me?

—Sì, un consiglio d'arte.

Cresti che pareva già sulle spine, fatto un mezzo giro intorno alla tavola, tornò presso la poltrona, trascinandosi dietro una sedia; ma si accontentò di appoggiarvisi colle braccia.

—Sa che ho comperato il Ravellino….—riprese in tono semplice, fissando lo sguardo al di là dei vetri verso la riva, dove si poteva scorgere la piccola villa.

—È affare fatto? benissimo.

—Bersi mi stava alle costole e io ho detto: Cosa fatta capo ha.

—Ha fatto bene—disse lentamente Flora, portando alla bocca una rosa, su cui tenne fisse le labbra.