Il Rosso, dopo aver strologato il fenomeno atmosferico, gonfiò un poco la gola e soggiunse, indicando colla forchetta l'acqua della grondaia: —Adess, al pioev tropp…—E sotto questo punto di vista non aveva torto. Pareva il diluvio universale.
—C'è un uomo sulla strada con due cavalli spaventati, capite?—replicò la contessa, cambiando il conte in un uomo nella speranza di commuovere le viscere di questo suo simile. Poi, pensando che la Cascina Torretta poteva appartenere a un essere ragionevole, soggiunse:—Voi di chi siete?
—Sem dal Rostagn, el deputato…
Quando si dicono le combinazioni! Rostagna era da cinque anni il tirannello del mandamento, un radicale rosso anche lui come il suo villano, un mangiapreti e un mangiasignori in insalata. Eletto coll'aiuto materiale e morale degli osti e dei mediatori di vitelli, spadroneggiava i comuni a dispetto dei padroni e delle autorità, che dovevano sopportare la sua prepotenza, voglio dire la sua influenza sui ministeri. A farlo apposta, don Cesere Battini era stato l'inventore d'un famoso anagramma, che da Rostagna tirava Sta rogna e la scritta «eleggete Sta rogna» si leggeva ancora alquanto diluita dal tempo sui muri di cinta. E si sapeva da tutti chi aveva pagato l'inchiostro indelebile e la mano d'opera. Rebus sic stantibus, la povera contessa non poteva capitar peggio. Ma poi da donna di spirito pensò che la politica è una pettegola e lei era la contessa Battini: che la politesse è superiore a tutte le piccinerie elettorali: che per quanto democratico, quell'aristocraticone al rovescio dell'onorevole Rostagna, non avrebbe mai permesso che una contessa Battini Luziares morisse affogata in un barile o avesse a pigliare una polmonite fulminante. E stava per invocare in suo aiuto l'abborrito nome, come sì invoca dai disperati quello del diavolo se i santi non si muovono, quando una vecchierella col capo pelato comparve sul ballatoio di legno.
—Non si può trovare qui un paio di uomini?—provò a supplicare la signora, alzando il viso verso il ballatoio, nella speranza di trovare nel seno della vecchiezza un po' più di visceri di umanità.
—Gh'è Meneghin dal Gatt—disse la vecchia parlando al Rosso.
—Dov'è sto Meneghin?—insistette la contessa.
—Al soo minga, sciora. A l'è andaa foeura coll'asnin.
* * *
Donna Ines provò una gran voglia di piangere. A veder quei villani così duri, così incapaci, così indifferenti per i suoi bisogni sentì tutto il suo sangue mezzo spagnuolo ribollire nelle vene. Capì come nei panni di una Elisabetta d'Inghilterra, o d'una Caterina di Russia si possa in certi momenti commettere una esagerazione; farne, per esempio, impiccare una mezza dozzina. Se si fosse trattato dell'asino o del porco oh li avresti veduti ammazzarsi in dieciotto! ma la pelle dei signori è una cosa che non conta.—Egoisti, poltroni, vendicativi!—Queste parole risuonarono e rimbalzarono come fucilate nel suo cervello fatto irragionevole dal dolore.—