—Sarete pagati. O pago subito, muovetevi…—e trasse fuori il suo bel portamonete di cuoio di Russia.

Il vecchio sordo, che si era destato anche lui al bagliore di un lampo, venne sull'uscio e riempì colla sua persona lunga, stecchita, color della terra, il vano oscuro.

—Avete visto Meneghin del Gatto?—chiedeva la vecchia pelata del ballatoio di legno.

Che gatt?—diceva il vecchio che capiva male le parole in aria.—Potrebbe tornar sta sera—osservava il Rosso.—Se ci fosse Martin della Fornace…..—riprendeva la vecchietta.—Martin? Martin è andato a Cinisello….—E intanto che i tre villani si scambiavano dai tre punti della casa queste belle parole così conclusive, l'acqua veniva a secchi: e sotto l'acqua, poco dopo fu visto venire anche il conte coi due cavalli, uno per mano, conciato anche lui come un brigante delle Calabrie, più idrofobo che arrabbiato. La carrozza era rimasta sulla strada inginocchiata sulla sua ruota davanti.

—C'è qui un accidente di stalla da poter ricoverare queste bestie?—gridò col suo vocione da gendarme.—Bell'aiuto che mi hai mandato—riprese mangiando la contessa cogli occhi.—Se aspettavo te sarei morto annegato. Dov'è questo anticristo di stalla.

Gh'è dent la vacca, scior…

—Tirala fuori la vacca. Vuoi lasciar crepar di tosse i cavalli?

Il Rosso, dopo essersi consultato colla vecchia, si rassegnò a tirar fuori la vacca che legò al timone di un carro sotto l'andito e lasciò che il conte mettesse a tetto le sue bestie.

—Prendi un bel fascio di paglia asciutta e fregali forte—comandò il conte con quel tono brusco che fa trottare i villani. E il Rosso obbedì come se avesse parlato ol deputato.

—E adesso uno di voi vada a Caspiano dal fattore di Ca' Battini e gli dica di mandar qui subito il legno coperto.