Nessuno era indovino.

—È Carlinetto che scrive.

—Ahi! Campane a stormo!

Tutti pensarono che il povero ragazzo venisse a invocare la misericordia dei vecchi amici.

—Sentite quel che dice: «Caro Battistone, Scrivo a te che vedi gli altri. Giovedì è il giorno di Natale e alla mia Erminia i parenti di Rho hanno regalato un bel tacchino e dodici bottiglie di moscato di Siracusa. A nome dunque di mia moglie, che ha una gran voglia di conoscervi, invito te, don Procolo, il Cavaliere e il Chiodini a farmi onore. Non andate a pensar scuse. Si pranza alle sei. L'uomo può prendere moglie senza perdere i caratteri indelebili dell'amicizia, i quali sono immarcescibili. Rispondete subito al vecchio Carlinetto detto 'legrìa.

—Povero figliolo!—disse il prete—se la andasse a buon cuore, sarebbe il re dei re.

—Credete proprio che gli si faccia un buon servizio ad accettare?

—Siamo quattro bocche.

—E che bocche! Ma d'altra parte egli non aveva nessun obbligo d'invitarci. Gli si farebbe torto.

—Non sentite che si tratta ancora d'una voglia di sua moglie?