—Sicuro. Se la sora Erminia non vede don Procolo, le potrebbe nascere un figliuolo vestito da prete.
—-Eh! eh! oh! oh!—Fu una gran risata. La lettera di Carlinetto fece scattare un poco della vecchia allegria.
—Andiamo tutti a consolarlo, a distrarlo un po'—disse don Procolo—Forse ha bisogno di vedere la faccia degli amici, di rifarsi il sangue, povero 'legrìa! Andiamo a liberarlo dalle fiamme del purgatorio.
Si combinò una lettera collettiva, firmata da tutti e quattro, nella quale si accettava ringraziando: e si combinò che ciascuno porterebbe qualche cosa, chi il vasetto della mostarda, chi il rosolio, chi un mazzo di fiori….
—Io gli porterò il panettone—disse il Chiodini: e si lasciarono.
Don Procolo si trascinò fino alla Canonica dove aveva uno stambugietto accanto al solaio della sagrestia. Battistone trovò che la sua Ludovina, una serva padrona piena di premura, gli aveva messo il trabiccolo in letto e stava riscaldandogli del latte col miele per ammorbidirgli la raucedine. Il Cavaliere fe' scricchiolare le sue scarpe su per le scale: un ragazzetto gli aprì l'uscio e portò il lume in camera. Dei quattro celibi soltanto l'avvocato si perdette per distrazione nella nebbia e nell'oscurità delle viottole e non giunse a casa che verso la mezzanotte. Provò ad aprir la porta di strada, ma aveva presa la chiave della cantina in luogo della chiave giusta, così che bisognò picchiare un pezzo per svegliare il portinaio. Il quale, da uomo che non vedeva mai un soldo di buona grazia, finse d'aver il sonno duro e non si mosse se non quando il casigliano, già fuori dei gangheri, minacciò di buttarne fuori anche la porta. Finalmente s'intese uno strascico di pianelle, il portello si aprì, nello spiraglio luminoso i due uomini mugolarono quattro parole rabbiose, e tutto ricadde nel buio e nel silenzio.
—Vecchi giovinastri!—brontolò il portinaio, quando tornò sotto le coltri accanto alla sua vecchia cuffia.
* * *
Il giorno di Natale don Procolo e il Cavaliere, incontratisi sull'angolo di via Porlezza, si avviarono insieme verso la casa di Carlinetto, che dava sul fianco del teatro Dal Verme colla vista delle piante e della nebbia di piazza Castello. Il prete teneva in mano il suo vasetto di mostarda, non troppo grande, per non far torto all'ospite: e il Cavaliere aveva un pulcinella coi campanelli.
Giunti sulla soglia di una porta di assai modesta apparenza, dettero un'occhiata al numero.—È qui—ed entrarono.