Non ora un palazzo, ma una casa abbastanza pulita, col bugigattolo del portinaio, con una scaletta stretta ma chiara e con un certo odor di cuoio su tutti i pianerottoli. Fatti alcuni scalini, don Procolo si voltò verso il compagno e disse:—Non si sente odor di risotto.
Il Cavaliere, che faceva tanto bene scricchiolare, le scarpe sugli scalini, si rannicchiò nel bavero di pelo, sporse il labbro inferiore, aprì le due mani, tutte smorfie che volevan dire:—Povero diavolo!
—Ah donne, donne, donne!…—canterellò fino in cima il prete. E su e su, quando piacque a Gesù bambino, arrivarono all'uscio e sonarono. Di dentro rispose un abbaiare fesso e un gran raspar d'unghia contro la porta.
—O Gesù d'amore acceso, anche la cagnetta!—brontolò il prete.
Il Cavaliere si rannicchiò ancor di più nel pelo del bavero.
Venne ad aprire il ragazzo del fornaio, che aveva riportato qualche cosa. La voce di Carlinetto gridò dal fondo della stanza:
—Siete voi?
—Nos numerus sumus et fruges consumere nati.
—Avanti don Procolo, l'uscio in faccia. Sono occupato a voltare il bestione, che è stanco di cuocere sul fianco.
A queste parole tenne dietro un friggío di burro e un profumo delizioso, che aggiustò la coscienza frusta di don Procolo, il quale per non guastare l'avvenire si era limitato sulla colazione. Andarono avanti e si trovarono in un salottino rettangolare, addobbato con un certo buon gusto. Sul caminetto ardeva un bel focherello e gli stavano davanti alcune poltroncine coperte di una tela bigia, con bottoncini bianchi e con bracciolini freschi di ricamo all'uncinetto. Un piccolo divano appoggiato alla parete lasciava a stento il posto per un pianoforte verticale, che reggeva due candele accese. Sul camino c'era la solita specchiera, la solita pendola di bronzo, fra due campane di vetro, coi soliti fiori di pezza. Qua e là qualche fotografia, qualche cespuglio d'erba sempreverde, di lauro o di edera per far boscaglia nei luoghi più nudi; una cosettina insomma modesta, ma pulitina proprio, che lasciava intravedere la manina di buon gusto.