Se Dio tu cerchi invan nella morente
Speranza dei mortali,
E stanche in ciel va dibattendo l'ali
La superba ragion che il dubbio espia,
Oh credi almeno a questa poesia!
Fin che sorride un piccol innocente
Nei sogni della culla,
È Dio che dolcemente
Colla ragion dei padri si trastulla.

LA CHIESETTA

Sul sasso ignuda sta, carca le spalle
D'anni e di doglie la chiesetta antica;
Dal fondo guarda a lei tutta la valle,
Come tu pensi alla lontana amica.
Apresi a stento un praticel davanti
Tra gli orli dell'abisso e il vecchio muro,
Che le scosse sentì di non so quanti
Secoli e sta di sua bontà sicuro,
Una sola è la squilla, agli echi tutti
Nota del monte e povero è l'altare;
Un Cristo piange il suo dolor dai brutti
Occhi tra ceri stanchi d'aspettare.
Aspetta stanco anch'esso un cataletto
Che un qualche morto a scuoterlo si muova;
Per l'ampia soglia luminoso e schietto
Entra il sol, entra il vento, entra la piova,
Entra del fieno l'alito e dei fiori,
Entran le rondinelle, entrano i cuori.

CANZONETTE DI PRIMAVERA

I.

La bella primavera, o cittadini,
Di violette adorna,
Ecco tra noi ritorna.
April l'accoglierà ne' suoi giardini
E sotto i pergolati
Di fresco inghirlandati,

Uscite ad incontrarla, o quanti siete
Belle fanciulle e quanti
Desiderosi amanti:
E voi, che vecchi stanchi, non potete
Discendere le scale,
Correte al davanzale.

Ella sen vien di molli aure vestita
Nel rugiadosi umori
Il sen colmo di fiorì:
E dove passa colle rosee dita
Crolla le siepi e scioglie
Del mandorlo le foglie.

S'increspa il flutto e brilla
Bianco nel prato il torrentel; sul clivo
S'illumina ogni villa.
Andiamo ad incontrare,
O cittadini, in lungo stuol giulivo
Le rondini sul mare.

II.