Lasciamole volar. Le selve, i piani
Han bisogno di voci allegre e oneste
Ahimè! già troppo meste
Son le giornate dei lavori umani….
Queste alle selve, ai monti
Vadano, il crin fiorito
Degli altri uccelli al gorgheggiante invito
A farsi belle a specchio delle fonti
Nel sangue che scintilla
Più vivo balza il cor che lo riceve
Divina è la pupilla
Che più lembi di ciel dischiude e beve:
Quanto rapì nella stagione oscura
Il pigro e curvo inverno,
Col suo tesoro eterno
A cento a cento renderà natura.
Il sol che pinge i fiori
Il mar che mai non posa
Ritornerà sui languidi pallori
Il bel color di rosa.
A lor che un giorno soffriran la guerra
Dei torbidi elementi
Giovi produrre le radici in terra
Profonde e dar tutta la chioma ai venti.
A lor che un giorno forniranno i nidi
Nei verdi amplessi ai teneri usignuoli
Tornin benigni i soli
Tornin le brezze degli aperti lidi.
Lieto trionfo nostro
Sarà quel dì che sulle belle gote
Vedrem stampato in rubiconde note
Quel che scriviamo in troppo nero inchiostro.
Volate dunque ad imparar la grande
Storia che parla e vive
Nelle libere cose. Iddìo la spande
Nell'universo e in mezzo al cor la scrive.
Nell'ampia scuola ove il saper si stende
Del ciel, nel libro aperto di natura
Ragiona una scrittura
Che molte cose insegna a chi la intende;