Stolto è infierir coll'onda o contro i sassi
O colle rauche spume. Avanti! aspetta
A far dal lido una miglior vendetta!
L'agili brezze, i molli increspamenti
E gli abbracci del mar, sono pei forti:
Restano i cataletti agli altri morti.
È il mare, il mare il campo di battaglia;
Morti ci culla e ci porta alla sponda
L'irrequieto palpito dell'onda.
Il pigro no, meschin, nè il sonnecchiante
Non l'incostante o il pazzo arrischi il mare,
Ai vili resta il bere o l'affogare.
Sempre arriva chi vuole, e sempre vuole
Chi sull'antenna innalza una speranza
E nel pensier di chi l'aspetta avanza.
IL MAESTRO CONTENTO
Purchè d'inverno il fuoco non mi manchi
E un botticel nell'angol del camino,
Mi creda, professor, rinuncio ai banchi
Dove lei spiega il greco ed il latino.
Che vuole? l'aria è pura alla campagna
E sdrucciola dai monti imbalsamata:
Il sole, grazia a Dio, non si sparagna
Nell'abbaino un tanto la fiammata:
Ma schiara i muri ed entra da padrone
Ad asciugar i travicci tarlati,
Scaldando l'ali d'oro a una legione
Di farfalle, che brillano sui prati.
Esco al mattin, ove qua e là si perde
Un sentierol che mena alla ventura
Fra due file di salici e nel verde
Delle foglie che fremon la frescura.