—Viva la sposa, viva l'allegria!
—Viva il signor Gaspare, padre fortunato.
—A rivederci al battesimo.
Gaspare Carpigna provava nel cuore la dolcezza malinconica del padre che vede la figliuola spiccare il volo dal nido, ma sa che va ad essere felice. Isolina era per quell'uomo taciturno e mezzo selvatico, l'unico ideale al mondo, e si può dire che i denari egli li avesse radunati soltanto per lei. Era contento di maritarla bene e con onore. Caspita! oltre il corredo le dava un trecentomila lire sulla mano, e il resto alla sua morte.
Il vin d'Asti e il vecchio Barolo di dodici anni non furono versati nel lago. L'allegria come avvien sempre in queste circostanze, un po' tiepida e sconnessa in principio, cominciò subito a levare il bollore. Gli spiriti fremevano come pentole a buon fuoco. A destra e a sinistra del viale splendevano le ghirlande dei palloncini, un rosso, l'altro verde, l'altro bianco, come una bandiera d'Italia, Dal lago veniva sulle onde l'onda d'una serenata strimpellata in un canotto a palloncini gialli, e già il segretario comunale col calice in mano, cogli occhietti umidi, stava per leggere una poesia, quando entrò il fattore che aveva una cassettina in mano, chiusa, piegata in una carta e suggellata.
—L'ha portato un uomo,
—Un altro regalo per la sposa,
—Dàlla qui, Pietro.
Isolina prese la cassettina, e pensando subito a una sua amica di Luino, la collocò sulla tavola, tagliò i suggelli col coltellino d'argento, spiegò la carta che l'involgeva. Era una cassettina rettangolare, di legno di pino, come si usa per i pettini, rustica, bianca con su scritto: Alla sposa.
Isolina l'aprì con quella viva curiosità che eccitano le cose misteriose. Vide una lettera, e sotto dei frastagli di carta a vari colori, con riccioli d'oro, e più sotto, uno strato di crusca.