—Dillo….
—Se lei mi aiuta, padroncina, possiamo levarlo dai fastidi.
—Certo, ti aiuterò.
—Basta che egli non sappia da che parte gli vengono questi denari, e creda che glie li mandi il babbo.
—E invece?
—Io ho un libretto alla Banca Popolare e c'è scritto un migliaio di lire, che sono i miei piccoli risparmi in trent'anni che servo questa casa. Di questi denari io non ho alcun bisogno, perchè grazie al cielo, qui non mi manca nulla e non credo nemmeno di perderli, ma solamente di prestarli al sor Enrico, finchè ne avrà bisogno, e me li renderà quando potrà. Ma se egli sa che vengono da me, naturalmente non li piglia e si offenderebbe di buona ragione che una povera serva voglia prestare il suo denaro a lui. Dico bene? Ella potrebbe invece fargli credere che sono del babbo o che sono suoi….
—Tu sei una buona donna, Costanza,—dissi guardando fisso per la prima volta quel volto giallognolo e quegli occhietti, che non dicevano mai nulla.—La tua idea è bellissima e ne parleremo domani.
—Brava ora vada a tavola e si mostri allegra.
Un raggio di gioia rischiarò la faccia rugosa di quella povera vecchia, che, trottolando, corse in guardaroba, contenta come se avesse vinto un terno al lotto.
—Ecco un'idea semplice,—dissi fra me—che non mi è venuta in mente!