Il sindaco mi diè un'occhiata furiosa. Ma tacque. Il che dimostra che nonostante la sua riputazione di brutalità egli sapeva all'uopo anche essere prudente.
Si ritirò e l'adunanza si sciolse.
Il signor Bazzetta venne a riprendermi e mi chiese celiando per qual ghiribizzo avevo voluto contraddire il sindaco. Egli non sembrava malcontento della scenetta e mostrò un ingenuo rammarico che non avesse avuto altro seguito. Però si compiacque di avvertirmi con quel suo favorito fare misterioso di guardarmi dalla collera del signor De Boni.
Visto che non riusciva per tal guisa al desiderato intento di impaurirmi mutò discorso e soggiunse:
—Vedete che Don Luigi fa male ad incaponirsi a quel modo: abbia torto o ragione, la maggioranza non è per lui. Avete inteso, benedetto uomo, una perla d'uomo, lo ammetto; sono il primo a riconoscerlo,—ma caparbio, caparbio,—e per un uomo di chiesa non è conveniente.
Non mi sentivo in vena di discutere e non volevo d'altra parte sentir maldicenze sul conto del mio ospite. Perciò mi sbrigai del molesto compagno senza troppe cerimonie e me ne tornai al Presbiterio dove, per colpa della mia distrazione, il riso s'era fatto lungo.
Dacchè egli entrò in casa del curato, Aminta ed io divenimmo compagni inseparabili. I nostri due caratteri erano l'antitesi l'uno dell'altro: per questo andammo subito d'accordo. Egli trovava in me quello slancio e quell'arditezza che è l'inarrivabile ideale di tutte le indoli eccessivamente timide. Io mi acconciavo perfettamente del suo naturale buono, malleabile, della sua mente docile a tutte le mie fantasie. In tutte le amicizie vere e durature c'è sempre una volontà da una parte e una condiscendenza dall'altra. Non fo per dire, anzi lo ricordo ad onore dell'affetto di Aminta, la volontà che prevaleva era la mia.
Don Luigi s'era accorto dell'influenza che io esercitava sopra il giovanotto. e, fin dai primi giorni, dandomi mezzo per celia, e mezzo sul serio, il vanto di un conquistatore di simpatie, aggiunse:
—Voi potete renderci un grande servizio. Aminta è in età da dover scegliere definitivamente il suo sentiero per tutta la vita. Ora io temo la sua eccessiva arrendevolezza. Non vorrei che la riverenza o l'affezione che quel buon ragazzo mi porta, reprimesse, in cosa di tanta importanza, le vere inclinazioni del suo spirito, che egli mi facesse l'inutile e deplorevole sagrificio di tutta la sua esistenza. Credete voi che Aminta abbracci volentieri la carriera ecclesiastica?
Risposi schietto: