—Lo spero, risposi, per lasciare al buon curato intero il merito di dargli la grande novella.
—Quando ne parlerai?
—Oggi stesso….
—No, oggi no: domani, ma che non ci sia io.
Promisi di contentarlo.
Ma quella stessa sera riferii al curato il tenore di quel nostro colloquio.
Il buon prete mi strinse con effusione la mano e mi ringraziò così vivamente del servizio resogli che a dir il vero ne arrossivo un poco. Mi pareva disdicevole che il Signore ringraziasse Mefistofele d'avergli sedotto il suo Fausto.
Ma come, ripensandoci poi, dovetti ammirare la profonda rettitudine, l'alta carità di quell'animo superiore!
Era una mente troppo vasta per capire nello strettoio del fanatismo; egli vedeva le cose dall'alto e da lontano. Per lui la fede e l'abnegazione non era passiva obbedienza,—ma elezione volontaria: e tale la voleva negli altri.
Aveva una frase sua per condannare le professioni forzate.