»La mattina dopo, il fiume correva grosso e torbido e noi due ritte sulla via tenendoci per mano piangevamo dirottamente senza chiederci il perchè. Il babbo non era tornato.
»Verso mezzodì due pescatori ci ricondussero la nostra barca. L'avevano trovata fitta capovolta in un banco di sabbia.
»La disgrazia oramai era certa.
»Diffatti seppimo quella stessa sera che avevamo perduto il nostro povero padre. Sorpreso dai doganieri austriaci mentre stava scaricando del tabacco, aveva tentato di fuggire ed era riuscito a prendere il largo. Ma essi gli avevano fatto fuoco addosso e pur troppo le due fucilate da noi intese non avevano fallito il segno…
»Mio caro signore, pensi un po' alla miseria in cui ci trovammo. Oramai erano più i giorni di fame che quegli altri. Io facevo qualcosa, quel poco che potevo; aggiustavo reti, lavoravo in campagna, filavo, tutto ciò che mi si offriva,—ma ci voleva altro! La povera mamma gemeva dì e notte che era uno strazio a sentirla,—e non poterla soccorrere!…
»Come abbiamo potuto tirare innanzi non lo so: se non siamo morti tutti e tre quell'anno gli è che non era la nostra ora.
»L'estate seguente venne il marchese a Castelletto, chiese di noi e passò a trovarci.
»Egli parlò di nuovo della scuola di ballo per la Rosilde: disse che non bisognava farle perdere uno splendido avvenire; che ella poteva diventare la nostra Provvidenza, che intanto egli avrebbe pensato a lei ed anche alla mamma. Insomma tanto fece, tanto promise che noi non si sapeva cosa rispondere.
»Tuttavia la mamma esitava a dir di sì.
»Rosilde allora saltò su a dire che voleva andare, e ci fe' stupire colla fermezza della sua risoluzione. Aveva poco più di dieci anni.