Un uomo felice diventa decrepito centenario; è dimenticato prima che morto.

Un altro disgraziato muore giovane: il suo ricordo sopravvive spesso dei secoli.

Chi pensa a Matusalem, chi non ha pianto Abele?

Dicevano i Greci:—chi muore giovane è caro agli Dei.

Certo egli è carissimo agli uomini.

Quella giovane donna era scomparsa da vent'anni. Ebbene la sua figura spiccava ancora vivissima sullo sfondo del piccolo mondo ch'ella aveva attraversato: tutte le figure del dramma misterioso che andavo svolgendo da due mesi erano rischiarate dallo strascico luminoso di quegli occhi malinconici.

Senza volerlo, fin dal primo giorno della mia dimora al Presbiterio, fin da quel primo colloquio con Aminta nel giardino, io cercavo lei attraverso i meandri delle vicende confidatemi. Finalmente la sua immagine m'era apparsa e mi s'imprimeva nella mente e mi riempiva l'animo di una lugubre, di una penosa amarezza.

Quel giorno cercai tutti i modi di distrarmi: e non potevano a tal uopo giovarmi i discorsi di Mansueta.

Scrissi prima di sera un mucchio considerevole di lettere; scrissi a della gente che sicuramente non ha mai potuto indovinare il vero motivo di quel mio insolito zelo epistolare.

Poi dopo cena fui felice d'aver qualcosa da ingannare la solitudine.