Uscì poco dopo e volle rimanere a rischiararmi la strada finchè io non ebbi svoltato verso la chiesa.

Mi volsi parecchie volte ed osservai che man mano svaniva sul suo musettino il sorriso di riguardosa premura con cui mi aveva augurato la buona notte.

Don Luigi era arrivato da Novara.

Era tanto soprappensiero quando entrai, che non si mosse.

Aveva fatto l'ultimo tratto di strada a piedi con quella belletta; era stanco, infangato,—ma s'era fisso di aspettarmi.

Indovinai che il buon prete aveva d'uopo di uno sfogo.

Gli parlai di Aminta, supponendo che la separazione da lui fosse il motivo della sua afflizione.

Mi disse che l'aveva lasciato felicissimo della sua nuova condizione.

Poi ad un tratto mi domandò:

—Credete, caro Emilio, che abbiamo fatto il suo bene?