Notai che dei massi staccandosi a certi intervalli saltellavano giù a precipizio per quella scesa e balzavano nel torrente sottoposto.

Osservando meglio potei scoprire la causa di questo franare poco naturale nella sua continuità; era una persona, un uomo in abito scuro che di quando in quando spiccatosi da un cespuglio si lanciava ad afferrare quello più vicino che gli soprastava. Così a salti e sforzi intermittenti saliva verso il villaggio.

Chi poteva essere costui che preferiva alla strada comoda che sale dalla parte di ponente, questo sentiero da scoiattoli? Due sole ipotesi possibili,—uno cui preme non farsi scorgere,—oppure un matto come me che abborre le strade battute e ama meglio fiaccarsi il collo che seguir gli altri.

Questa seconda supposizione era la più probabile.

La simpatia, ispiratami da questa somiglianza di gusti, mi vinse e indugiavo guardando il curioso lavorio di quello sconosciuto,—finchè un'ora dopo lo vidi sparire fra due siepi spostando l'ultimo rovinìo di pietre che celebrò distesamente il suo trionfo.

Allora anch'io mi mossi.

Cominciava ad imbrunire.

I colori del paesaggio erano spariti: il quadro acquistava il grandioso indefinito del bozzetto. Sparivano nell'ombre i lineamenti e restavano ingrandite le linee. Le forme di quel poema di terra e di cielo lasciavano a nudo il concetto. Il quale esprimeva una cupa tristezza,

Il profilo del villaggio si disegnava debolmente sul fondo bianchiccio del monte: ai due capi opposti il presbiterio e la casa del sindaco: il primo, a spigoli retti semplici, smussati agli angoli da gruppi di piante: ritto in mezzo l'esile campanile tendente al cielo;—l'altra tutta a sporgenze, a denti come una immagine di un accattabrighe. Si sarebbe detto che quei due edifizi recassero impietrita la storia del lungo dissidio fra i loro abitatori.

E la fantasmagoria acquistava man mano efficacia: altre figure venivano ad aggiungersi alle prime.