Il farmacista non poteva rimaner silenzioso un pezzo: la sua cinica loquacità era ributtante. Egli discorreva delle cose più indifferenti, narrava storielle come fossimo a veglia dinanzi a un tavolo d'osteria:—e, se volgeva la sua attenzione al moribondo, era per biasimarne la condotta, il carattere e sopratutto la caparbietà nel non dar ascolto ai suoi vantati consigli.
La sua voce ineguale, garrula era accompagnata dal rantolo cupo del morente e dal lontano rambazzo dello Strona.
M'ero messo accanto alla finestra e guardavo giù nella valle, contemplavo la sublime, schiacciante indifferenza della natura. Il sentiero che avevo percorso poche ore prima allacciava il monte dirimpetto come una cintura biancastra.
Mi vennero a mente le strane immagini che avevano preconizzato alla mia fantasia il dramma terribile alla cui catastrofe in quel punto assistevo.
L'agonia del signor De Boni fu più lunga e più travagliosa di quel che il dottore avesse previsto. La vitalità tenace di quella tempra eccezionale tentò un ultimo sforzo disperato.
Verso la mezzanotte si dichiarò la riazione con una febbre violenta. Il respiro si fe' più forte e più frequente; un tremito convulso squassò le membra del moribondo.
Poco dopo cominciò il delirio.
La ferita del collo e la tumidezza da essa prodotta rendeva quasi inintelligibile quel ch'egli diceva.
Erano, per quel che ho potuto comprendere, bestemmie, imprecazioni, a cui si mescolava di frequente il nome spregiativo di «chierica».
Senza dubbio voleva designare il curato. L'infelice minacciava il suo avversario come se possedesse ancora tutte le forze della sua salute e della sua influenza.