La crisi durò tutta la notte. In quel mezzo capitò don Luigi.
Per lui le persecuzioni sofferte non erano un motivo sufficiente per credersi dispensato dal prestare i suoi caritatevoli uffici verso un suo parrocchiano.
Il sant'uomo entrò nella camera senz'ombra di ostentazione, dimessamente, col contegno di chi compie un doloroso dovere.
Il dottore non gli permise di accostarsi al letto.
Senza dar retta alle obbiezioni insipide dello speziale che annusava con ingorda ansietà lo spettacolo di uno scandalo, gli fe' capire che la sua visita non era opportuna.
Il sindaco continuava nei suoi farnetici.
Don Luigi potè intendere alcune delle sue parole: una crucciosa, una sincera afflizione si dipinse sul suo volto. S'arrese alle rimostranze del dottore ed uscì piangendo.
Furono queste le sole lagrime che vidi intorno a quel letto.
Venne in vece sua don Sebastiano.
Amministrò all'inferno l'estrema unzione, brontolando frettoloso fra i denti le preghiere rituali.