—Il suo amico le può dire che fior di galantuomo sia don Luigi.
—Però v'è contro di lui un indizio grave,—osservò Attilio.—risulterebbe che egli abbia imposto il peso di un suo figlio naturale al signor De Boni…. si può indurre che egli aveva interesse a temerne e ad evitarne le rivelazioni….
—Ma egli non ha imposto nulla, non sapeva nulla. Senta. Lei, tornando passerà da Zugliano; favorisca in casa mia; mi lusingo di riuscire a convincerla.
E rivolto a me:
—Venite anche voi; potrete confermare buona parte del mio racconto.
—E don Luigi?—osservai riconciliato interamente col dottore. Sarà meglio lasciarlo tranquillo. Inoltre bisogna bene che ci occupiamo senza indugio del povero Beppe.
Andai con lui al presbiterio a congedarmi.
Don Luigi non cercò di trattenermi: prese la la mano ch'io gli porsi rispettosamente, mi tirò a sè, mi abbracciò con effusione senza far motto.
Il segretario fu tanto buono da cedermi la sua cavalcatura e partimmo col dottore.
Allo svolto dove la strada passa ancora sotto Sulzena prima di seguir la vallata mi volsi e diedi un'ultima volta uno sguardo di tenerezza al presbiterio che stendeva modestamente al sole cadente i suoi muri bianchi e le ultime foglie rosse del suo pergolato.