Il terribile uomo comparve sotto la vite, dirigendosi al sentiero ove stavo io coll'abatino.
Al vederlo, quest'ultimo parve voler sprofondare sotto la terra.
—Animale! gli gridò il sindaco, venendogli incontro; che fai qui a discorrere colle persone che non conosci! Dio ti maledica, cretino da galera; avanti, a casa, o buschi il resto di quelle che ti ho date ieri; avanti, a casa, a lavorare!
E, afferratolo pel collare, lo sollevò dal suolo, e lo piantò a due passi di distanza.
E l'infelice, col capo nelle mani, lo precedette, ed uscì dalla porticina tutta inghirlandata di glicine e di verbene.
X.
Mi decidevo a seguire la miserevole coppia, pronto a mettermi in mezzo se le percosse dell'aguzzino si fossero ripetute, quando un improvviso trambusto nel presbiterio mi fece tornare sui miei passi. Era come se molte persone andassero e venissero parlando tutti in una volta a voce concitata e sommessa.
Giunsi col cuor stretto alla porta della cucina, e vidi il farmacista che, curvo sui fornelli, soffiava nel fuoco, disfacendo nel tempo stesso un cartoccio.
—Che cosa succede? gli chiesi.
—È venuto male a Don Luigi, rispose tra un soffio e l'altro.