—Non l'ho mai conosciuto; non so chi sia stato.

—Conoscete almeno il suo nome?

—Nossignore.

—Ma voi come vi chiamate? Dissi, fissandogli gli occhi nel viso.

—Col nome di mia madre, rispose il poveretto, chinando gli occhi nel pronunciare quelle parole, e, rialzandoli tosto, quasi a cercarmi silenziosamente la spiegazione di un enigma.

In questo punto, mentre le foglie stornivano e i passeri battevano dell'ali al disopra della vite la voce terribile del sindaco squarciò l'aria tiepida e tranquilla, come lo scroscio di un torrente che d'improvviso fosse sgorgato dal monte. Il mio interlocutore impallidì ed io sentii di fare altrettanto.

—Ah! possedete dei documenti? Me ne infischio dei vostri documenti; i miei valgono meglio. E, corpo di mille Satanassi, se non varranno quelli, ho altre cose nel sacco.

Le parole che, a giudicarne dalle interruzioni del sindaco, venivano intercalate dalla sua vittima, non giungevano fino a noi.

—Sì, altre cose nel sacco, e di belle e di buone, signor prete: è passato quel tempo che mi mettevate paura e ne approfittavate per rovinare il mio avvenire. È passato, ma me ne ricordo; e il coltello pel manico adesso l'ho io….. Quando penso che mi avete fatto ubbidire come un agnellino, e che ne porto ancora le conseguenze….. con quell'ombra di pretucolo che mi avete accollato…. Ma… ciò che è segreto per me non lo è per gli altri, e corpo di… Tacerò se userete le buone, altrimenti!…

Vi fu un silenzio di qualche minuto, dopo questa oscura minaccia. Dopo non udii che un siamo intesi, ma così irto di ferocia che mi rimescolò le viscere.