Mi parve che udendo il mio nome, si addormentasse.
La presi sulle spalle e lento lento, mentre il cuore e la testa non sapeva più dove fossero, raggiunsi, la mercè di Dio, la mia soglia.
La adagiai sul letto, livido, estenuata.
Il vicinato era accorso.
Il signor Arturo era scomparso. Poverino, si prese in corpo sei leghe, e a queill'ora, per andare in cerca di suo padre.
Allontanai tutti quanti.
Gina, dopo un lungo sopore, aperse gli occhi e mi vide.
Rabbrividii a quello sguardo. Ella rabbrividì più di me. E con una voce che sembrava venire da sotterra:
—Non guardarmi, sospirò, non toccarmi! Chiudi la porta!… È là… il sindaco!….. è là… porta in quel bel paese, in quel paese più bello, i nostri bambini!… Portali via, senza farmeli vedere!… oh! povera, povera me!
—Gina, dicevo io, Gina… dimmi, spiegati….