Gli diedi la buona notte e ridiscesi in cucina.

Non ci fu d'uopo di molta fatica per persuadere lo sciagurato Beppe ad accogliere l'ospitalità del presbiterio. Come vide i suoi bambini andarsene a coricare sotto le ali tarpate della Mansueta, egli si lasciò condurre come un agnello, da Baccio, alla stanza degli scalpellini.

La foga con cui aveva narrata la sua tragedia lo aveva estenuato.

Dissi a Baccio che ritornava dall'averlo coricato:

—Eh! dimmi! che cosa significano quei lumi laggiù, verso la casa del sindaco?

Baccio uscì nell'orto e dopo un istante ricomparve sogghignando e mi disse, facendomi lume su per la scaletta:

—Sono i coloni del signor De Boni che portano a casa Bazzetta, ubbriaco fradicio.

E con questo bel corollario di quella bella giornata, mi diede la buona notte.

XVII.

Dopo agitatissimi sogni, fui risvegliato dal signor De Emma, o,—per essere più veritiero,—dai ferri aguzzi del suo ronzino, i quali, così, tra la veglia e il sonno, mi somigliarono ai colpi di un martello che mi battesse sulla nuca.