Don Luigi mi stese la mano e mi disse:
—Voi che mi parlavate di Tebaide, e mi dicevate—oh! le ricordo le vostre parole,—Tebaide, dove son vive ancora le memorie bibliche, e gli uomini santi le respirano ancora, e le ripetono con sapienza antica…—Vedetela la Tebaide, vedetela la sapienza! Ditemi come è vero che le apparenze ingannano! Credevate di arrestare il vostro passo di nomade in un eremo e siete entrato in una bolgia…. Non importa! Le vie della Provvidenza sono infinite. Forse è Lei che vi ha inviato. Ciò che sapeste per l'angosciosa espansione di quel povero Beppe, è il primo filo di tutta una lugubre istoria che oramai sarebbe impossibile tenervi nascosta. Ma di ciò a suo tempo. Ora siete mio ospite, e sapete ciò che vi dissi ieri in giardino. Temete le barricate; ciò che in volgare significa: non partirete senza il mio permesso. Ora si tratta di non lasciare solo quell'infelice. Egli ha nell'anima la vendetta; giacchè, voi lo indovinate senza che io ve lo dica… Quella povera Gina!…
Egli s'interruppe con un gesto d'orrore che mi si apprese al cuore.
—E quell'uomo vive ancora? sclamai coll'impeto dei miei vent'anni.
—Sì, e deve vivere, e saprete il perchè deve vivere,—a meno che non scavalchiate le mie barricate. Ma per ora, si tratta d'altro; ho bisogno di un servizio da voi. Non potrei riposare se sapessi Beppe libero di sè stesso questa notte.
Il curato, così parlando, aveva dato un nuovo scrollo al cordone del campanello.
Baccio comparve.
—Non lascierai partire Bebbe stasera. Preparagli la camera degli scalpellini; ai marmocchi ci pensi Mansueta. Questo signore ti aiuterà a persuaderlo.
Baccio, colla intuizione dei montanari, capì, approvò, inchinossi ed uscì, facendomi un cenno di supplica.
—Per domani, aggiunse il curato, ci penserà un altro amico.