Essa mi colmava di tanto stupore che non sapevo decidermi a rivolgergli la parola; e, poichè egli non aveva l'aria di accorgersi della mia presenza, continuai a camminare al suo fianco, pareggiando i miei ai suoi lentissimi passi.
A un tratto al dissopra di noi, dalla finestra della camera di don Luigi si fe' udire la bella voce del medico.
—Signori, diceva, l'ammalato non più ammalato, desidera la loro presenza, e prega il signor pittore a voler passare in cucina ad avvisar Monna Mansueta che si prenderà quassù il caffè in compagnia.
Queste parole furono dette con un umorismo misto di serietà che mi piacque immensamente.
—Si viene, risposi; ed a Beppe:
—Saliamo.
Egli mi guardò, si toccò la falda del cappello e mi seguì.
Quando entrai con Beppe nella camera del curato, lo trovai diffatti intieramente riavuto.
Sorrise a me, stese la mano a Beppe e, tirandolo a sè, gli disse:
—Dunque senti figliuolo, abbiamo, il dottore e io, abbiamo concertato qualcosa per te. Tu non puoi rimaner qui: hai bisogno di far vita nuova. Il dottore t'ha trovato un posto di guardiano presso alcuni suoi ricchi parenti nel bresciano. Tu lascierai qui i bimbi, Mansueta n'avrà cura finchè non sii in grado di prenderli teco. Tu seguirai il dottore a Zugliano e domani ti condurrà egli stesso alla tua nuova dimora. Va bene così?