—Me lo levino dal sole…. lo nascondano…. lo mettano in un carcere profondo…. ci sono i tribunali per questo…. non lo lascino a mia portata….

Egli parlava dell'assassino della povera Gina.

Io non ressi a questo spettacolo straziante; le sue istanze mi parvero giuste e dissi:

—Egli ha ragione; perchè non consegneremmo quello scellerato alla punizione della legge? Il suo delitto è abbastanza accertato…. Io stesso andrò a far la denunzia.

—No, sclamò il curato.

Poi diventò smorto come un cencio lavato.

Il medico mi avvertì con un'occhiata supplichevole di non insistere. Beppe era ricaduto nel suo cupo sbalordimento. Tuttedue gli furono intorno a confortarlo e a persuaderlo. Egli era tanto avvilito e tanto abbattuto che non durarono fatica a indurlo a scendere dopo il desinare col dottore a Zugliano.

L'infelice baciò le sue creature senza far parola, senza spargere una lagrima e s'avviò barcollando come trasognato dietro alla mula del dottore.

Lo accompagnammo sino in fondo al villaggio; poi il curato tornò indietro; io continuai la mia passeggiata.

XVIII.