—Ma i pazzi non parlano come parlaste voi.
—Ma se la presidenza lo vuole, io racconterò questa storia.
—Ci verremo in seguito. Dite per ora: la presidenza venne ad interrogarvi, voi faceste delle confessioni, ma non voleste dichiarar tutto: rimandaste il resto alla pubblica discussione. Ciò non prova che volevate mentire?
—Io ho detto che in quel momento non potevo perchè ero ammalato. Ma alle sue interrogazioni forse non ho risposto com'oggi?
—Intanto parlate: che cosa volevate dire?
—Tornato dall'Affrica fui interrogato. Non dissi nulla, mi dichiarai innocente. Mi menarono in segrete. Mi custodivano due guardie, e non mi lasciarono mai: esse mi dicevano che mi si farebbe la causa. Mi fecero soffrire la fame, traveder la mannaia, mi fecero molte sevizie, ero ammalato e non mi permisero neanche d'andare allo spedale. Poi venne il presidente Morena, e mi domandò, se quando fui arrestato in Susa avevo armi. Risposi di no. Ma avendomi egli mostrato una pistola, gli dissi, è mia. In quell'occasione cominciai a lagnarmi dei pessimi trattamenti. Il capo-guardiano invece disse male di me, inventando che volevo guardie continentali, ed altro. Ricorsi al presidente perchè m'aiutasse, e mi liberasse da tanti guai. Ma stetti sempre sulla negativa, e fu per questo che mi ricacciarono in segrete, dove soffrii più di prima. La testa mi fumava, mi sentivo avvilito: scrissi una supplica a Morena perchè venisse al carcere. Difatti venne. Io, quando fui interrogato da Scandurra su' diversi reati, avevo un lapis, e notavo tutto quello che mi si domandava. Così ero in giorno di tutti gli avvenimenti; e con questi appunti, e con qualche cosa che lessi nei giornali, formai il mio romanzo, e lo dettai al signor Morena. (Ilarità).
—Voi avevate paura della morte, e dei mali che vi si minacciavano. Ma la presenza del magistrato doveva incoraggiarvi: come vi decideste a mentire? E poi, è strano quel che dite, che la dichiarazione da voi fatta cioè, sia un romanzo; e più strano ancora, anzi ridicolo, che con i ricordi che scrivevate col lapis, e con ciò che potevate ricavare dai giornali, formaste quella favola. Dite piuttosto una ragione seria che vi spingeva a mentire.
—Per far piacere al signor Morena che voleva servita così la giustizia.
—Ma qual piacere facevate, e qual premio riceveste?
—La cessazione delle mie sofferenze. E gli altri che dichiararono come me, forse non mentirono?