«È Rizzotto.
«Egli spinse la banda a quella grassazione: egli le facilitò la via a compierla; egli, col più nero tradimento compensò l'affetto che trovava in casa Berlingheri!»
Tanto che il reverendo pensava tutto stizzito: Ma che diavolo hanno in corpo questi signori, a volermi presentare per forza sotto quella maledetta veste sacerdotale, se io, apposta per non profanarla in questa gabbia d'assassini, mi son fatto un vestito nuovo da secolare!
Respirò sin dal principio dell'interrogatorio del Lombardo.
—Pugliesi, alzatevi, disse il presidente. Più tardi sentirete le vostre dichiarazioni scritte. Poco fa domandaste la parola: che volevate dire?
—Volevo dire che comparisco colpevole, e non lo sono. Volevo dire che sono più disgraziato che reo. Volevo dire che per campare la vita feci il maestro di scuola, poi m'allogai col signor Lo Cicero.
—Ma questo lo sapevamo. Parlate piuttosto della vostra carriera di brigantaggio.
—Ma che devo dire? (ride). Dirò che tutto ciò che dettai al signor Morena è un romanzo. La mia vera dichiarazione è quella che feci a Nicolosi e a Scandurra, il resto è menzogna. Mi tacciarono di borbonismo, mi volevano responsabile di mille reati, mi chiusero in segrete come borbonico. Ma io non sapevo nulla di tutte queste cose. Calunniai Rospetti, Rizzotto, Palenza, calunniai tutti questi signori che siedono con me sul banco degli accusati. Insomma feci un romanzo.
—Ma siete voi uomo da inventare un romanzo? Chi ve lo suggeriva? E la vostra pubblica notorietà di brigante?
—Era la necessità. Ero pazzo.