—Messere e scellerato!… anima del diavolo!… dove m'avete conosciuto!… dove m'avete visto!… E accortosi della bestialità che aveva fatta, calmandosi subito: Quest'uomo è pazzo.
—Oh, non son pazzo, reverendo, insistè l'altro scrollando il capo mestamente. Non è forse vero che alcuni giorni prima della grassazione m'abboccai alle Tre Croci con voi e con un vostro amico? Non è forse vero che la sera del 29 marzo voi ci veniste all'incontro, ci accompagnaste in paese, e conduceste i depredatori a Badalà? Non è forse vero che ne' giorni seguenti aveste la vostra parte di bottino da un campiere che cavalcava una cavalla storna?
—Quello che dice quest'uomo è falso: io è la prima volta che lo vedo.
—Ripeto che, se il mio non è errore, voi siete il prete grassatore di
S. Giovanni, e che le cose tra me e voi andarono come ho detto.
Così, venuta l'ora del dibattimento, fu accomunato nella gabbia con gli altri malfattori.
Oh, faceva una ben strana figura quel coso enorme, tutto nero tranne il colletto della camicia, il faccione di luna piena, e le mani, in mezzo a brutti ceffi, e grinte d'assassini, vestiti anche loro a festa, con abiti nuovi che nell'occasione soglion provvedere gli amici, per decoro di corporazione. E benchè avesse ripreso un po' d'animo, a forza di persuadersi che po' poi prove veramente chiare della sua colpabilità non ce n'erano, pur non aveva potuto riuscire a vincersi a tal punto, che dal suo atteggiamento grave e tranquillo, e più che altro da' suoi sguardi, non trasparisse una cert'aria di bestia grossa presa alla tagliola. E la folla che ogni giorno s'accalcava sempre più nell'aula, guardava gli altri, ma finiva poi con fissar gli sguardi pieni a un tempo di curiosità e di disprezzo, sul suo faccione in cui mostravan solo la sofferenza interna due cerchi neri attorno agli occhi.
Egli in principio soffrì una gran molestia di quegli sguardi, per sfuggirvi non c'è sacrifizio che non avrebbe fatto: ma vi si abituò presto; tanto più che lo distrasse lo svolgersi della causa per lui, d'interesse tanto vitale.
Che batticuore, appena il Pubblico Ministero s'alzò freddo e minaccioso nella toga, e con gesti lenti da incorruttibile procuratore della legge, cominciò a tessere vita e miracoli dei banditi, che, quasi, ammaliati, non avevano la forza di distoglier gli occhi dal suo volto bruno, pallido, severissimo! Ebbe un forte riscossone quando nell'aula, tra 'l silenzio della folla che pendeva dalle labbra dell'oratore, risonarono le tremende parole: «La sera del 29 marzo 1865, un'orda di malfattori invadeva il paesetto di S. Giovanni….» E uno più forte ancora, quando il giovane magistrato, dopo una descrizione viva delle sevizie fatte al povero Berlingheri, tuonò volgendosi verso di lui: «Tormenti barbari, inusitati, adoperati da un mostro che, il giorno avanti e il giorno dopo quel tremendo caso, pur vestiva l'abito sacro di prete!»
Nè ciò fu tutto: che dovette asciugarsi anche il rapporto del presidente: il quale per di più, venuto alla grassazione di S. Giovanni, e al punto critico, l'accennò con l'indice teso, e lo nominò.
«Vi fo cenno qui d'uno degli accusati, che vi si presenta con l'abito di sacerdote, che è appunto uno di coloro che martirizzarono il Berlingheri.