—Ma voi mentite ora: ma voi non sapete nemmeno dare aspetto di verità alle vostre invenzioni! Chi non sa che battevate la campagna! non lo diceste voi stesso?
—Lo dissi perchè ci fui costretto…. E poi la mia dichiarazione potrebbe far reo me, non gli altri.
—Dunque siete reo, lo confessate voi stesso.
—Non sono reo; sono uno sventurato: non tanto nero quanto mi dipingono…. Signor Presidente, dice Guerrazzi, che la trama del mondo si compone di fili di ferro!
—Sventurato!… Come!… quel feroce don Peppino, il terrore delle vicine contrade, che fu causa prima dei misfatti atroci che funestarono questa provincia, non siete voi? Rispondete! Non siete voi quel tal don Peppino?
—Sono io. Ma tutto quello che dissi è un'esagerazione: e forse con tale esagerazione, ho contribuito a mostrarmi più importante di quel che sono.
—Nella vostra storia, che ora volete far passare per romanzo, avete nominato molte persone che si associarono con voi per commettere ogni sorta di delitti: dove le avete conosciute tutte queste persone?
—Oh! nelle campagne, in diverse occasioni: quando fui soprastante del signor Lo Cicero percorsi quasi tutta la Sicilia. Conobbi il signor Palenza alla fiera, Di Marco, Mistretta e altri, non ricordo più in quali feudi: e li ho calunniati tutti.
—Questo è troppo poco: dovete spiegar chiaramente in quale occasione avete conosciuto gli accusati: il che per altro avete spiegato abbastanza, e con tutte le possibili particolarità.
—L'ho detto. Conobbi tutti questi signori in varie occasioni, come per esempio ho conosciuto il presidente Morena, la S. V. Ill., e il procuratore generale Noce. (Sensazione).