—Pugliesi come va quest'affare?

—Ecco, signor Presidente: io avevo vitto in abbondanza, e lo dividevo con Raja. È vero ancora che gli suggerivo il modo come regolarsi.

—D'Amico alzatevi. Come vi chiamate?

—Antonino D'Amico, detto Sprio, di Salvatore: ho ventisett'anni, e sono di Mezzoiuso.

—Voi avete una parte importante in questa causa, che ne dite?

Il «sagrestano» come soleva chiamarlo ne' bei tempi il Capitano delle Montagne, era diventato una mostra d'uomo, durante i sei mesi ch'era stato in prigione: alle parole del Presidente si fece bianco come un cencio di bucato, mise le mani in croce sul petto, e, con voce piangolosa, rispose:

—Io non so di parte…. io sono innocente come Maria Santissima….

—Qui non c'entra Maria Santissima. Don Peppino, il vostro capo, v'accusa d'aver preso parte al sequestro Salemi, alla ribellione contro la guardia nazionale di Caccamo, al furto di due mule, avvenuto la sera del 20 febbraio 1865.

—Signore, questo don Peppino ha infamato tutti! ha infamato mezza
Sicilia!

—Pugliesi lo sentite?