—Non ho rubato mai, non ho fatto lo sbirro mai; soleva dire il curatolo: e stendendo la sua larga manaccia aperta, soggiungeva, con un certo suo ghigno particolare: ma sangue della…. qua sotto non c'è mai piovuto! E ammazzava un uomo proprio come se ammazzasse una quaglia.

E questa razza di principii s'eran radicati talmente nell'animo suo, da non ritener degno della sua affezione e della sua stima Masi, il figlio primogenito, condannato alla galera per una grassazione; Vito, il secondo, che s'era impinguato bene nella rivoluzione del sessanta, se n'era andato a Ficarazzi, nel cui contado aveva preso moglie e se ne stava a far fruttare il maltolto. Erano invece i suoi cucchi, Menico, campiere all'Uliveto, il quale una volta, con una schioppettata, s'era levato un certo bruscolo dagli occhi; Peppe, il più piccolo, a cui dava certi ammonimenti per l'avvenire da far accapponare la pelle addirittura, e prometteva molto. Tanto che, nei suoi momenti di espansione, il curatolo gli posava la manaccia sul capo, e lo mostrava agli amici dell'istesso pelo, esclamando:

—Questo qui sarà il malandrino vero, che farà onore al nome dei
Sala!

La moglie, una buona pasta di donna, legata a quel birbone per una delle tante strane vicende della vita, non aveva avuto mai voce in capitolo. Se essa s'azzardava di fare la minima osservazione, il curatolo la interrompeva bruscamente:

—Andate a filare voi, che non siete nata per altro! E abbassava que' suoi occhiacci di traverso, e con una espressione che levava le repliche.

La poveretta taceva, consolandosi con offrir le sue pene a Dio, con pregarlo che illuminasse il marito che facesse chiudere per sempre gli occhi a lei, prima di vedere anche l'ultimo dei figliuoli nella via della forca.

Gli occhi però li chiuse il marito, e come si meritava. Crivellò di coltellate un povero diavolo padre di famiglia, perchè gli aveva fatto una testimonianza contraria in una causa per un limite divisorio, e fu giustiziato.

La carcere e gli avvocati si mangiarono l'unico fondo che possedevano: Masi era in galera: Vito a' Ficarazzi; Menico aveva messo su casa da sè; la povera vedova e Peppe restarono soli tra gli stenti. Belli effetti davvero aveva prodotto la morale del curatolo Francesco!

Ma in quella donna, così debole davanti al marito, forza ed energia ce n'era chi sa quanta, sicchè non si perdette di coraggio: mise su telaio, e lavorando il giorno e parte della notte, riuscì ad accozzare il desinare con la cena. Intanto, stando sempre all'orecchio del figliuolo, cercava di distruggere, con buone massime, il male che avevano già fatto nell'animo di lui i feroci ammonimenti del padre.

E i suoi sforzi, in certo modo, furono coronati da un buon risultato.