Otto giorni dopo si concluse il parentado. Fu la maraviglia di tutta la strada, e se ne chiacchierò per un buon mese: nessuno poteva capacitarsi come mai il curatolo Nino avesse chinata la testa! Peppe era un bel giovine, ma non aveva camicia addosso. Oh, l'invidia se le rodeva tutte quelle mamme che avevano figliuoli scapoli! e scagliavano ingiurie contro i Macca, proprio come se quella buona gente le avesse derubate.

II.

Per un paio d'anni le cose andarono proprio bene: Serena cantava sempre come un'allodola, ed ora era la casa di Peppe ch'era pulita come un soldo, e quella del curatolo che non si sarebbe riconosciuta più: sì che il babbo e la mamma, quando andava da loro la domenica, se la mangiavan dalle carezze la figliuola, e piagnucolavano, dicendo che avevano perduto il loro braccio destro.

Peppe faceva la sua giratina in campagna, tornava la sera, e portava alla moglie quando delle quaglie, quando una lepre, o una pernice, o delle erbe per la minestra, pur di non presentarsi a mani vuote. Essa gli porgeva il bimbo, egli lo prendeva in braccio, lo sballottava, lo baciucchiava, faceva un po' il chiasso con lui, poi lo ninnava e andava a metterlo a letto. Allora la mamma cominciava il rosario. In quel mentre Serena, rispondendo con la sua voce argentina ai pater, ave e gloria che la vecchia biascicava con gravità, ammaniva il desco, trovava il tempo di dare una occhiata al bimbo che dormiva nella stanza vicina. Si faceva un po' di cena, chiacchierando con quella schietta allegria di chi ha l'animo tranquillo e la coscienza netta, e si andava a letto.

Ma a un tratto, senza alcuna causa apparente, entrò il diavolo in casa. Non più lepri, nè pernici, nè erbe per la minestra. Peppe arrivava tardi, tutto accigliato, andava ad appoggiar lo schioppo al solito angolo nella sua camera, sedeva al desco senza nemmen levarsi il cappello, e durante la cena, a fare assai, poteva dire una diecina di parole, egli tanto ciarliero! Poi diventò bisbetico, si stizzì a ogni nonnulla, e quel malumore inesplicabile crescendo sempre, cominciò col dare un calcio al cane, senza un perchè, e finì con battere la moglie. La mamma in prima l'ammonì, poi lo sgridò fortemente, perchè quelle porcherie a lei non le andavano. Ma fu fiato buttato.

Serena piangeva e taceva. Le sapeva male alla poveretta che il vicinato venisse a trapelar qualche cosa: aveva detto le tante volte e con tanto piacere che il marito le voleva un bene dell'anima!

Tuttavia di quel mutamento non se ne poteva dar pace. Che aveva Peppe per non volerle più bene, per arrivare al punto di batterla? essa non gli aveva fatto nulla. Punto linguacciuta; sommessa sempre; affezionata, chè non vedeva lume che per gli occhi di quell'ingrato; non se ne stava con le mani in mano come fan tante, anzi era accurata e attiva in casa…. Perchè dunque?… Perchè?… E in quell'almanaccare, e in quel supporre, un pensiero venne come un baleno, a far sussultare tutto l'essere della poveretta: «egli l'ingannava!» Il mutamento repentino…. il dare in escandescenze senza un perchè…. il suo malumore, lo starsene taciturno, egli, per solito così ciarliero e allegro…. tutto…. tutto lo provava luminosamente!

Doveva finir così: il lupo perde il pelo ma non il vizio! Ah, lo scellerato! aveva cambiato la faccia di sua moglie per quella d'una femminaccia…. E non eran due anni che s'erano sposati! Gliel'avevano predicato i suoi: bada, Serena, è uno scapestrato che suol fare d'ogni erba un fascio; non ha camicia addosso; ti prende per la dote; un giorno o l'altro ti disprezzerà, vedrai. Essa aveva fatto la sorda, e quel giorno era venuto. Ora non avrebbe più pace.

E stimolata dalla gelosia, si dette in gran moto per cercar d'appurare. Tastò le vicine; adoperò tutti i sotterfugi, per non destar sospetto, e metterle in guardia, e finalmente riseppe qualche cosa, immaginò il resto, esagerandolo.

Già a scoprir gli altarini fu una sua amica che ce l'aveva col marito, perchè da ragazza l'avrebbe voluto lei. Essa non si fece pregare, tanta era la voglia che n'aveva; l'avrebbe fatto l'istesso un giorno, anche se la giovane non avesse dato quel passo. Compare Liberto Campagna il carbonaio, una sera, aveva visto, quel che si dice visto co' propri occhi, Peppe dietro una macchia, con Rosa, la figlia del su Cicco Ricovási, e si baciavano. Che voleva di più!