E una sera intravvide la verità come in un lampo. Fu una scena terribile. Erano soli nella vasta stanza terrena, e la scarsa luce d'un lume a olio gettava un debole chiarore sulle pareti nere come filiggine. Fuori il vento gemeva lugubremente tra l'alte quercie, l'acqua batteva su' vetri. Essa, avvolta in un vecchio scialle, accoccolata vicino al focolare quasi spento, recitava il rosario tra di sè: moveva le labbra con fervore, e chiudendo spesso gli occhi, faceva scorrer tra le dita le pallottole della corona. L'infelice abbandonata dagli uomini, si rivolgeva a Dio. Il su Cicco la guardava fisso, e con uno strano sguardo.

—Alzati! le ordinò a un tratto, cambiato nel volto, e con una leggiera rancedine.

Rosa s'alzò. Egli la squadrò dal capo a' piedi, come soleva da qualche tempo, poi le disse bruscamente:

—Tu sei gravida!

L'infelice diventò bianca come una morta, e si mise a tremare.

—Io…. balbettò, io…. non è vero.

—Tu sei gravida! ruggì il su Cicco. Non mentire…. è meglio per te. E balzò in piedi. Rosa ricadde accoccolata, nascose la faccia nelle mani, e scoppiò in lacrime.

Seguì un silenzio.

—Dunque è vero! riprese il padre con una calma sinistra. Poi proruppe a un tratto. S'avvicinò alla figliola, e stringendo indietro le pugna, e curvandosi a bruciarla col soffio ardente che gli usciva dalla bocca, gridò terribile in volto:

—Chi fu….