—Mamma mia!
—Zitta, non nominare tua madre; tu non ne sei più degna…. Il nome di quell'assassino….
—Mamma mia!
—Ah, vuoi morire dunque!
E balzato all'angolo della stanza, afferrò il fucile, l'armò e lo spianò contro la figlia. Questa cacciò uno strido, si curvò tutta da un lato, e si fece riparo con le mani, barbugliando suoni inarticolati.
Ma il su Cicco non voleva che spaventarla. Più che all'onore, pensava allo sfregio fatto alla sua riputazione di malandrino, e bramava sapere il nome di colui che gliel'aveva fatto, per lavarlo col sangue. Posò dunque il fucile, e ritornò vicino alla figlia.
—Il nome di quell'uomo….
Lei si rizzò sulla vita, restò genuflessa, col corpo abbandonato sulle ginocchia, storcendo le mani per l'angoscia.
—Dimmelo…. seguitò lui co' denti stretti, dimmelo, che è meglio per te.
La povera fanciulla si riscosse, ma non rispose nemmeno questa volta. Allora lui, cieco d'ira, l'afferrò per i capelli, la buttò in terra, e mostrandole il pugno, quasi volesse fracassarle il cranio, con gli occhi fuori della testa, e con le vene del collo rigonfie, urlò schiumante: